News

I laboratori accreditati possono contribuire alla lotta al Covid

Screening Covid-19: il mancato coinvolgimento dei laboratori di analisi accreditati con il SSN è un’occasione persa

“I laboratori di analisi accreditati con il SSN rappresentano un presidio irrinunciabile nella lotta al Covid-19 in questa nuova fase dell’emergenza sanitaria caratterizzata dall’avvio della campagna di vaccinazione di massa. Per la loro presenza capillare sul territorio e per il patrimonio di competenze e strumentazioni nel campo della diagnostica di cui dispongono, i laboratori accreditati possono contribuire in maniera decisiva all’attività di diagnosi e tracciamento dei casi Covid, sgravando gli ospedali e la Medicina Territoriale dall’esecuzione dei tamponi per concentrare i propri sforzi organizzativi e di personale sulla vaccinazione anti-Covid-19”.

Lo dichiara Elisa Interlandi, Presidente Cidec Federazione Sanità, Sindacato che rappresenta oltre 600 strutture di laboratori di analisi accreditate con il SSN, che aggiunge: “Abbiamo constatato con stupore come il Governo abbia lasciato cadere inascoltati i nostri appelli per un pieno coinvolgimento dei laboratori di analisi accreditati nell’attività di diagnosi e tracciamento dei casi Covid, compresa la proposta di coinvolgere le strutture laboratoristiche nell’esecuzione dei tamponi antigenici rapidi insieme ai Medici di medicina generale e ai Pediatri di libera scelta, prevedendone l’inserimento tra i destinatari dell’articolo 75 del ‘DL Ristori’ e analoga norma inserita in Legge di Bilancio 2021”.

Le nostre strutture sono per loro stessa natura attrezzate e qualificate a svolgere attività di diagnosi e screening, non hanno dovuto organizzarsi né formarsi per adempiere a questo ruolo. Inoltre, la loro capillarità sul territorio garantisce la decentralizzazione dell’attività di tracciamento, riducendo gli assembramenti e agevolando il rispetto delle norme contenute nei DPCM anti-Covid che limitano la circolazione degli individui – prosegue Interlandi. Il mancato inserimento dei laboratori di analisi accreditati nella Rete di tracciamento Covid è stata un’occasione persa per il Paese. Ma il nostro contributo può essere ancor più determinante in questa fase, in vista dell’imminente disponibilità di vaccini Covid che potranno essere somministrati anche al di fuori del contesto ospedaliero. A tal fine, confermiamo la nostra piena disponibilità a supportare il SSN nelle attività di diagnosi di Covid-19 che ci è consona, liberando i medici territoriali dall’onere di un’attività gravosa, consentendo loro di intensificare le operazioni di vaccinazione per raggiungere nel minor tempo possibile gli obiettivi di copertura auspicati”.

Covid-19, via libera dalla Lombardia. Tamponi rapidi in arrivo nelle farmacie

Il via libera da una Circolare di Regione Lombardia: le farmacie come risorsa aggiuntiva per ampliare l’offerta di tamponi rapidi

In considerazione della capillarità della loro presenza sul territorio, le farmacie sono state identificate da Regione Lombardia come risorsa aggiuntiva per ampliare l’offerta di tamponi rapidi ed estendere così la rete dei diversi snodi del Sistema Sanitario Regionale, che sta mettendo a disposizione dei cittadini il maggior numero possibile di test diagnostici per il Covid-19”. Lo annuncia la dottoressa Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia.

La possibilità, prevista da una Circolare di Regione Lombardia, di eseguire il tampone rapido presso la rete delle farmacie, è un’ottima notizia per tutti i cittadini e per il sistema nel suo complesso – prosegue la Presidente Racca – perché è ormai chiarissimo che intercettare in modo diffuso e tempestivo tutti i casi di presunta positività al Covid-19 è la principale contromisura da mettere in atto per arginare la diffusione dell’epidemia. Per le farmacie, che sono coinvolte sin dal primo giorno nella gestione della pandemia, è assolutamente naturale mettersi a disposizione dei cittadini e della Autorità sanitarie: ci organizzeremo in tempi brevissimi, secondo le indicazioni della Circolare della Regione – conclude la Presidente – e saremo come sempre in prima linea, sul territorio, per contribuire anche all’identificazione di persone potenzialmente positive al Covid-19”.

La farmacia del 2021 sarà ancora più moderna e vicina al cittadino

Nel 2021 le farmacie investiranno in innovazione tecnologica, semplificando i processi e ampliando le prestazioni offerte

Addio per sempre alle ricette cartacee, accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico direttamente in farmacia, nuove campagne di screening, monitoraggio dell’aderenza alle cure, ma anche massima apertura alla possibilità di effettuare i test sierologici, quando inizierà la campagna vaccinale contro il Covid-19. Sono i programmi per il 2021 di Federfarma Milano, Lodi e Monza Brianza – Associazione che riunisce la metà delle farmacie territoriali lombarde – presentati oggi durante un evento virtuale, nel corso del quale è stato anche decretato lo slogan vincitore del contest “La farmacia guarda al futuro”.

Con una crisi sanitaria senza precedenti, il 2020 è stato sicuramente un anno impegnativo per le farmacie, rimaste nei momenti più critici l’unico avamposto di salute sul territorio, affidabile e facilmente accessibile.

Uno stress-test che ha però contribuito a rafforzare il ruolo di questi presidi e ne ha fatto emergere i valori fondanti: prossimità, costante disponibilità, competenza, capillarità e vicinanza.

“Abbiamo affrontato mesi difficili ma la farmacia, anche in piena emergenza, ha dimostrato di essere un punto di forza per il SSN, riaffermando la sua funzione sanitaria e sociale al servizio della collettività”, ha esordito Annarosa Racca, Presidente Federfarma Lombardia e Presidente Federfarma Milano, Lodi e Monza Brianza. “Abbiamo fatto il possibile per assistere la popolazione, erogando direttamente sul territorio tutti i servizi necessari e cercando di portare un po’ di normalità nella tempesta”.

Fin dall’inizio della pandemia, la farmacia è stata un punto di riferimento costante, anche con il nuovo servizio di stampa della ricetta dematerializzata. Ha sempre offerto un consiglio di salute qualificato, ascolto attento e rassicurazione. Ha aiutato i cittadini a districarsi tra le informazioni ufficiali sul virus e le numerose fake news; ha fornito consulenza da remoto ma si è anche prodigata per agevolare la continuità delle cure, attraverso la consegna dei farmaci a domicilio e informando sul prolungamento dei piani terapeutici e delle autocertificazioni. E, nonostante le difficoltà legate all’emergenza in corso, nel 2020 non sono venute meno le iniziative di solidarietà, in collaborazione con Banco Farmaceutico, Croce Rossa Italiana e Fondazione Francesca Rava, né le campagne di prevenzione, come quella con Fondazione Veronesi contro i tumori femminili.

Forte di tutte queste esperienze, la farmacia guarda ora al prossimo anno con la volontà di valorizzare ulteriormente il proprio ruolo ed esprimere al meglio le sue potenzialità nel contesto di una sanità in profonda trasformazione, che – in linea con gli obiettivi del Recovery Fund – punta a un potenziamento dell’assistenza territoriale e a una maggiore digitalizzazione.

“Nel 2021 – continua Annarosa Raccale farmacie rimarranno fedeli al loro spirito di servizio, che le porta ad essere luogo di prevenzione e di cura, a tutela della salute del cittadino; al tempo stesso, saremo sempre più all’avanguardia grazie a una maggiore informatizzazione, per rispondere ai bisogni della comunità con servizi ancora più moderni, efficienti e di prossimità”.

A seguito del nuovo accordo siglato con Regione Lombardia per l’utilizzo della piattaforma SISS (Sistema Informativo Socio-Sanitario), nelle farmacie lombarde vi sarà la dematerializzazione totale delle ricette. I farmacisti, inoltre, già da qualche giorno possono aiutare i cittadini ad accedere al loro Fascicolo Sanitario Elettronico per registrarvi il proprio numero di cellulare, cosicché il paziente possa ricevere via sms il numero della ricetta elettronica. Un passo importante che consentirà di semplificare i processi e favorirà l’accesso a farmaci e prestazioni sanitarie, agevolando la continuità ospedale-territorio.

“Grazie alla sua capillarità, alle competenze dei suoi professionisti e al consolidato rapporto di fiducia con il cittadino, in futuro la rete delle farmacie può e deve giocare un ruolo importante anche nel promuovere la prevenzione, oltre che nel monitorare e incoraggiare l’aderenza terapeutica”, prosegue la Presidente. “A questo proposito, nel 2021 proseguirà, in modo più strutturato a livello regionale, il nostro impegno nelle attività di screening per i tumori del colon-retto. Tra i nuovi servizi oggetto delle future sperimentazioni di Regione Lombardia nelle farmacie di comunità, ci sarà inoltre il controllo dell’aderenza alla terapia per i pazienti cronici e la telemedicina. Da parte nostra – conclude la dottoressa Racca – vi è la massima apertura a collaborare per fare ancora di più, ampliando i servizi di prossimità per rispondere alle esigenze di salute di tutti i cittadini, da quelli più fragili alla popolazione attiva. Ad esempio, ci rendiamo disponibili a effettuare i test sierologici, ai quali sarà necessario sottoporsi prima di accedere alla vaccinazione contro il Covid-19”.

Sempre guardando al 2021, Federfarma Milano, Lodi e Monza Brianza ha di recente promosso un contest rivolto ai giornalisti, per coniare uno “slogan” che potesse riassumere, in modo incisivo e sintetico, ciò che la farmacia rappresenta per il singolo utente e per la collettività. Numerose le proposte pervenute, vagliate da una Giuria di farmacisti che oggi ha decretato il vincitore.

Il claim che si è aggiudicato il concorso è “Farmacia, sempre al tuo fianco”, creato da Nicola Miglino, Direttore della testata “Nutrienti & Supplementi”.

“Nella sua semplicità e immediatezza – ha motivato la Giuria – lo slogan proposto condensa in poche parole alcuni dei valori fondamentali della farmacia, come la disponibilità, la presenza costante, la vicinanza al cittadino e lo spirito di servizio”.

Per i prossimi 12 mesi, il claim vincitore del contest accompagnerà il logo di Federfarma Milano, Lodi e Monza Brianza in tutte le comunicazioni dell’Associazione e apparirà sulle vetrofanie delle farmacie aderenti, a suggellare l’alleanza tra questi presidi sanitari e la comunità cui appartengono.

Diabete: il sottoutilizzo delle nuove terapie aumenta il rischio

Il sottoutilizzo delle nuove terapie aumenta il rischio di complicanze cardio-renali. Ne beneficia solo il 10-15% dei potenziali pazienti

Per chi soffre di diabete, le complicanze cardio-renali rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità. Si calcola che circa il 20% dei pazienti diabetici abbia una storia di malattia cardiovascolare e quasi il 30% soffra di insufficienza renale cronica, percentuale, quest’ultima, in forte aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione (1 persona con diabete su 7 ha più di 65 anni). L’aumento del rischio di complicanze potrebbe oggi avvalersi di un maggiore utilizzo delle nuove terapie come gli inibitori SGLT2, che sono ancora sottoutilizzati, nonostante recenti studi clinici abbiano dimostrato la loro efficacia nella riduzione del rischio cardiovascolare, della progressione della malattia renale e della mortalità associata alle complicanze cardio-renali.

Questo il principale dato che emerge dalla Monografia Annali “Benefici cardio-renali derivanti dall’applicazione dei risultati dei recenti trial condotti con Canagliflozin alla realtà diabetologica italiana” realizzata dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e dalla Fondazione AMD onlus, con il contributo non condizionante di Mundipharma. AMD ha analizzato i risultati degli studi clinici CANVAS e CREDENCE (della classe degli SGLT2i) nella popolazione real world contenuta negli Annali 2020 che conta oltre 470 mila soggetti con diabete di tipo 2 monitorati in 258 centri di diabetologia italiani.

L’analisi condotta sulla base dei dati Annali AMD ha evidenziato un indubbio sottoutilizzo di questa classe di farmaci a scapito dei significativi guadagni in salute di cui la persona con diabete potrebbe beneficiare, sia in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari e renali, sia di ricoveri per scompenso cardiaco e di mortalità. Infatti, rispetto al potenziale 27% di soggetti arruolabili nello studio CANVAS, solo il 15% è effettivamente in trattamento con un SGLT2i. E lo stesso trend viene dimostrato in riferimento allo studio CREDENCE: del 2,8% dei soggetti potenzialmente eleggibili, solo il 10% viene trattato con questa classe di farmaci. La popolazione del real world trattata con questa classe di farmaci è più giovane, si tratta prevalentemente di uomini e di pazienti in prevenzione secondaria – spiega Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD a testimoniare una certa resistenza a trattare pazienti più anziani e le donne, che pure hanno un elevato rischio cardio-renale”.

“Preoccupa la diffusa resistenza da parte dei diabetologi alla prescrizione e all’utilizzo di questi farmaci nei soggetti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare, in parte dovuto ai vincoli dei piani terapeutici, e alla impossibilità nel 2018 di trattare i pazienti con insufficienza renale cronica” – prosegue Manicardi. “Le evidenze scientifiche di cui disponiamo oggi sono tali da indurre la comunità diabetologica a vincere l’inerzia terapeutica e ad estendere l’uso di questi farmaci anche alle persone con diabete in prevenzione primaria e alla popolazione anziana over 65 – che rappresenta il 67% degli oltre 470 mila diabetici con diabete tipo 2 monitorati nel Database Annali AMD – che potrebbe beneficiare di significative riduzioni di rischio cardiovascolare e renale”.

Uno stile di vita sbagliato può compromette la vista?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che i problemi oculari sono sempre più legati alle scelte dello stile di vita

Tear Film & Ocular Surface Society (TFOS), leader mondiale nella ricerca e nell’istruzione in materia di salute degli occhi, ha annunciato il prossimo Workshop internazionale dal titolo “Un’Epidemia legata allo Stile di Vita: Patologie della Superficie Oculare.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che i problemi oculari sono sempre più legati alle scelte dello stile di vita.  Le patologie associate allo stile di vita sono principalmente causate dalle abitudini quotidiane delle persone, i cui comportamenti possono causare una serie di problemi di salute che possono portare a malattie croniche non trasmissibili con una diminuzione della qualità della vita e conseguenze quasi letali.

“Il mondo che ci circonda è incredibilmente cambiato e i nostri comportamenti riflettono questa trasformazione. Oggi, ad esempio, decine di milioni di persone si trovano a casa e rimangono troppo a lungo di fronte agli schermi dei computer per colpa delle aule virtuali e del telelavoro legati alla chiusura di scuole e uffici a causa del COVID-19,” ha dichiarato Amy Gallant Sullivan, Direttore esecutivo di TFOS. “Il nuovo Workshop TFOS si concentrerà sul modo in cui i problemi oculari sono sempre più legati al nostro stile di vita, a cosa facciamo a noi stessi, dall’uso della tecnologia alle routine di bellezza, a ciò che mangiamo, al luogo in cui viviamo, ecc. La nostra missione in qualità di società scientifica globale di fama mondiale è migliorare le nostre conoscenze e informare le persone sul modo in cui le nostre scelte influiscono sui nostri occhi, sulla nostra vista e sulla nostra qualità dia vita.”

I sottocomitati di questo Workshop TFOS e il conseguente Report si concentreranno sui seguenti aspetti: affaticamento oculare digitale, cosmetici, nutrizione, auto-iatrogenesi, ambiente, scelte legate allo stile di vita, lenti a contatto, sfide per la società e consapevolezza del pubblico.

“Lo studio delle patologie delle superfici oculari si è evoluto drasticamente negli ultimi anni e TFOS ha svolto un ruolo fondamentale in questa trasformazione”, ha spiegato la Dott.ssa Jennifer Craig, Professore associato e Responsabile del laboratorio di superficie oculare dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda. “I Report di TFOS svolgono un ruolo fondamentale nel consolidare e tradurre la scienza e la letteratura pubblicate, stimolando la ricerca futura attraverso l’identificazione delle lacune e delle esigenze insoddisfatte.”

“Le implicazioni della compromissioni della propria vista e della qualità della vita nel suo complesso sono enormi, e anche i giovani oggi sono a rischio”, ha commentato la Dott.ssa Monica Alves, Professoressa, Dipartimento di Oftalmologia, Università di Campinas, Brasile. “Con il sostegno della comunità scientifica e con misure preventive, questo processo potrebbe essere gestito molto meglio”.

EG Italia presenta ViruProtect STADA

EG Italia lancia ViruProtect STADA, un dispositivo medico per proteggere dai virus del raffreddore grazie all’azione di glicerolo e tripsina

EG Italia – Gruppo STADA lancia sul mercato italiano ViruProtect STADA, uno spray per bocca che difende dai virus del raffreddore, agendo localmente con una tripla azione: cattura gli agenti patogeni, li disattiva e protegge la cavità orale e la gola.

Facile da usare, il dispositivo medico è costituito da due ingredienti principali, il glicerolo, che vanta proprietà antivirali e antibatteriche, e la tripsina, un enzima naturale in grado di inibire la capacità dei virus di legarsi, disattivando la loro capacità di infettare le cellule: l’azione combinata di questi due ingredienti crea una barriera protettiva che riveste la mucosa della cavità orale, intrappolando i virus del raffreddore e impendendo loro di diffondersi.

Il raffreddore è un disturbo molto diffuso e altamente contagioso, causato da un’infezione virale che colpisce prevalentemente le alte vie aeree, quindi naso, gola e trachea.

Durante la stagione autunnale e invernale siamo più esposti a virus che colpiscono le vie respiratorie, a causa dell’abbassamento della temperatura esterna e a una maggiore frequentazione di ambienti chiusi. Il rischio di ammalarsi è quindi più alto”, afferma Raffaella Colombi, Medical Affairs Executive Manager di EG Italia – Gruppo STADA. “Quest’anno, inoltre, l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo può suscitare ulteriore preoccupazione e facili allarmismi, in quanto i virus che provocano il raffreddore e il Covid-19 possono presentare una sintomatologia simile, difficile da distinguere, se non dopo un consulto medico. Insieme al rispetto delle norme igieniche e comportamentali, ViruProtect STADA difende dai virus del raffreddore, ne riduce la durata se usato in una fase iniziale dell’infezione e ne allevia i sintomi”.

Senza zucchero, lattosio e glutine, il dispositivo medico può essere usato da adulti e bambini dai 4 anni di età.

Osteoporosi: diagnosi e trattamento adeguati solo in 2 casi su 10

Dagli esperti riuniti per l’OsteoDay il monito a non sottovalutare i fattori di rischio di fragilità ossea, anche negli uomini

In Italia sono 4,5 milioni le persone affette da osteoporosi, per i due terzi donne, costrette a fare i conti con ossa fragili e sottili, a rischio frattura, anche in assenza di traumi. In particolare, si stima che dopo i 50 anni, 1 donna su 3 e 1 uomo su 5 siano destinati a subire una frattura, che in genere si manifesta in forma clinicamente più grave nel sesso maschile. Nonostante l’impatto epidemiologico e sociale, si registrano ancora forti ritardi nella diagnosi. Inoltre, se non trattata in maniera adeguata, la malattia può pregiudicare significativamente la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti.

A richiamare l’attenzione sulla centralità di un’attenta valutazione dei fattori di rischio ai fini della diagnosi precoce, e sull’importanza di promuovere l’appropriatezza e l’aderenza terapeutica per ridurre il rischio di fratture, sono stati gli esperti riuniti nell’edizione 2020 di OsteoDay, l’evento scientifico annuale che ha riunito in modalità virtuale i diversi specialisti coinvolti nella presa in carico del paziente con osteopenie: ortopedici, reumatologi, geriatri, fisiatri, internisti. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo incondizionato di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi.

“L’80% dei pazienti con osteoporosi arriva in ritardo alla diagnosi anche quando avviene a seguito di una frattura del femore, che dovrebbe far porre il sospetto. A maggior ragione, pertanto, si tende a trascurare l’impatto delle fratture vertebrali che, nella metà dei casi, sono silenti o paucisintomatiche – spiega Bruno Frediani, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Siena e responsabile scientifico dell’evento -. Per questo motivo è fondamentale una valutazione approfondita dei fattori di rischio: età, predisposizione genetica, presenza di patologie infiammatorie concomitanti, assunzione di specifiche categorie di farmaci, cambiamenti ormonali, senza trascurare che il calo degli estrogeni (gli ormoni che contribuiscono a mantenere la salute dell’osso) tipicamente associato alla menopausa, interessa anche l’uomo. Una strategia diagnostica efficace dovrebbe prevedere, a partire dai 60 anni per la donna e dai 70 anni per l’uomo, l’esecuzione di un esame radiologico della colonna, da ripetersi ogni due anni, finalizzato a valutare l’eventuale abbassamento del corpo vertebrale, per prevenire il rischio di ulteriori fratture”.

Gli esperti hanno focalizzato l’attenzione anche sul ruolo dello stile di vita – assunzione di calcio tramite la dieta e attività fisica – per la prevenzione dell’osteoporosi. “Il raggiungimento del picco di massa ossea – aggiunge il prof. Fredianiche si realizza intorno ai 30 anni, è ascrivibile per l’80% a fattori genetici e per il 20% a corrette abitudini di vita. Arrivare in età adulta, a ridosso della menopausa, con una riserva di massa ossea del 20% in più o in meno rispetto a quella ricevuta da madre natura, può cambiare le prospettive dei pazienti”.

Due aspetti cruciali ai fini di una corretta gestione dell’osteoporosi sono da un lato l’appropriatezza terapeutica e dall’altro l’aderenza al trattamento, ma per entrambi permangono delle criticità.

“Solo 2 pazienti su 10 – conclude il prof. Frediani ricevono una terapia appropriata, che dovrebbe sempre prevedere l’associazione di farmaci anti-fratturativi, bisfosfonati in prima linea, e vitamina D. La sola terapia di integrazione con la vitamina D, infatti, si è dimostrata inefficace nella prevenzione delle fratture. Un monito per gli specialisti, ma anche per i pazienti che, nel 50% dei casi, abbandonano le terapie entro un anno dall’inizio del trattamento”.

Il supporto alla formazione della classe medica è da sempre una parte rilevante del nostro impegno e della nostra collaborazione con la comunità scientifica”, commenta Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia “Sosteniamo da oltre dieci anni questa iniziativa, con l’obiettivo di favorire il confronto e la condivisione di esperienze di pratica clinica tra i diversi professionisti coinvolti nella gestione delle osteopenie e di promuovere un approccio al paziente fragile sempre più globale e integrato, in linea con in nostri valori di azienda certificata B Corp”.

Covid-19 e BPCO, riparte la campagna #UnEspertoPerTe

Due appuntamenti live e una campagna social per rispondere ai dubbi dei pazienti e dare consigli utili su come gestire al meglio la BPCO

La seconda ondata del Covid-19 ha fatto riaffiorare dubbi e paure nei pazienti affetti da patologie respiratorie come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), sia per il timore di essere più a rischio di contrarre l’infezione e che questa possa evolvere in un’insufficienza respiratoria grave, sia per l’impatto delle nuove misure restrittive sugli aspetti concreti legati alla gestione quotidiana della malattia, dalle visite, alle terapie, alla possibilità di svolgere attività fisica.

Con l’obiettivo di rassicurare i pazienti, ma anche di fare chiarezza e fornire consigli utili su come gestire la BPCO e altre patologie respiratorie in questa nuova fase dell’epidemia, riparte la campagna #UnEspertoPerte: due nuovi appuntamenti in diretta Facebook con altrettanti professionisti pronti a rispondere alle domande dei pazienti, intervistati dai conduttori televisivi Marco Maisano e Adriana Volpe.

Tutte le informazioni sugli appuntamenti live e sulle modalità di interazione con gli esperti sono disponibili sulla pagina Facebook e sul sito web dell’iniziativa www.unespertoperte.it.

La campagna educazionale è realizzata con l’egida scientifica di SIP (Società Italiana di Pneumologia) e SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica), con il supporto di FederAsma e allergie e dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus, e con il contributo incondizionato di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, azienda impegnata nella ricerca scientifica, principalmente nell’area delle malattie respiratorie.

“Ho la BPCO, sono più a rischio di contrarre il Covid?” – “Come faccio a distinguere tra i sintomi della BPCO e quelli del Coronavirus?” – “Devo vaccinarmi contro l’influenza?” – Posso svolgere attività motoria in questo periodo? Sono solo alcuni dei quesiti più ricorrenti tra i pazienti affetti da BPCO che in Italia sono quasi 2 milioni, il 3,01% della popolazione.

“Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la BPCO non aumenta il rischio di contrarre l’infezione da Coronavirus. Tuttavia, i pazienti, se ospedalizzati per Covid-19, possono avere una prognosi peggiore a causa della limitata riserva respiratoria. In Italia, ad oggi, nel 17,2% dei soggetti deceduti per Coronavirus si è riscontrata la BPCO quale patologia cronica sottostante, dato da non trascurare, insieme a cardiopatie, ipertensione o diabete – spiega Andrea Bianco, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie all’Università della Campania “Vanvitelli” – Ospedale Monaldi Napoli. È importante che i pazienti con BPCO, soprattutto quelli più fragili, si proteggano con dispositivi di protezione individuale e distanziamento, e si sottopongano alla vaccinazione anti-influenzale e anti-pneumococcica, riducendo così il rischio di riacutizzazioni, in molti casi dovute proprio ai virus”.

“Covid e riacutizzazione di BPCO possono avere talora sintomi simili, tuttavia mentre la febbre è un elemento costante nell’infezione da Coronavirus, non è necessariamente presente nell’esacerbazione di BPCO. Inoltre, quest’ultima è più comunemente caratterizzata da tosse produttiva (con secrezioni), al contrario, il paziente con polmonite interstiziale da Covid-19 manifesta tipicamente una tosse secca” – dichiara Andrea Vianello, Direttore UOC di Fisiopatologia Respiratoria, Azienda Ospedaliera di Padova. Per le persone affette da BPCO, è fondamentale non interrompere la terapia inalatoria in corso, per scongiurare il rischio di un aggravamento della malattia di base. Altro aspetto critico è rappresentato dall’attività fisica, che è stata senza dubbio penalizzata in questi mesi, con conseguenze molto negative sulla qualità di vita dei pazienti. Il peggioramento della performance fisica – che noi esperti chiamiamo decondizionamento – si manifesta con un aumento della dispnea (la sensazione di fiato corto), che a sua volta induce a limitare il movimento, mantenendo un circolo vizioso che non raramente si conclude con un’esacerbazione di malattia e la necessità di ricovero”.

In sintesi, i comportamenti utili per ridurre il rischio di contagio da Coronavirus e a prevenire le complicanze della BPCO sono:

1. Seguire le norme di sicurezza (mascherina e lavaggio delle mani) e di distanziamento;
2. Mantenere la terapia inalatoria in corso;
3. Praticare una regolare attività fisica, anche in casa, avvalendosi del supporto di app e tutorial consigliati dal medico;
4. Sottoporsi alle vaccinazioni antinfluenzale e anti-pneumococcica per proteggersi dalle più comuni infezioni respiratorie


“Chiesi conferma il proprio impegno al fianco delle persone affette da patologie respiratorie, oggi più che mai messe a dura prova dalla pandemia in corso –
commenta Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia -. Con questa iniziativa continua il nostro sostegno alle Società scientifiche e alle Associazioni pazienti nel percorso di ascolto dei bisogni e informazione al paziente, basandoci su solide evidenze scientifiche, per fornire un supporto alla gestione quotidiana della malattia, contribuendo a migliorare la qualità della vita”.

La farmacia nel post-Covid? Sempre più all’insegna della vicinanza

La pandemia ha confermato il ruolo della farmacia quale primo presidio sanitario di prossimità al servizio dei cittadini

La pandemia ha confermato il ruolo della farmacia quale primo presidio sanitario di prossimità, al servizio dei cittadini, capace di andare incontro alle reali esigenze delle persone – dalla consulenza da remoto alla consegna dei farmaci a domicilio -, e di rispondere al bisogno di informazione e rassicurazione per affrontare l’emergenza sanitaria in corso. Non sorprende che per 8 persone su 10 la farmacia abbia rappresentato un punto di riferimento sin dall’inizio dell’epidemia, mentre oltre 1 persona su 4 si è sentita penalizzata dal non poter accedere a servizi di screening e autoanalisi, a testimonianza di come la farmacia sia percepita sempre più come farmacia “dei servizi” e “della relazione”.

Questa fotografia è stata scattata in occasione dell’Assemblea annuale delle Farmacie Specializzate, il Network che raccoglie oltre 600 farmacie sul territorio nazionale, che si contraddistinguono per un elevato livello di specializzazione, risultato di un percorso continuativo di alta formazione che consente ai farmacisti di acquisire competenze scientifiche per offrire consulenze e servizi personalizzati nell’ambito della prevenzione, dello screening e della promozione dei corretti stili di vita.

“La Farmacia specializzata è una farmacia che, oltre alla conoscenza di base, si è specializzata su argomenti specifici legati al benessere, alla prevenzione cardiometabolica, alla prevenzione e alla cura delle patologie dermatologiche e dell’invecchiamento cutaneo, alla detossificazione contro i più comuni disturbi gastro-intestinali – spiega Luigi Corvi, Amministratore Farmacie Specializzate. È un modello di farmacia in cui il farmacista da dispensatore di medicinali diventa ‘dispensatore di salute e benessere’, riuscendo, grazie alla propria competenza e professionalità, ad adempiere alla sua funzione di counselor al servizio del cittadino/paziente, accompagnandolo in un percorso di miglioramento del proprio stato di salute, e contribuendo alla prevenzione di patologie croniche ad alto impatto epidemiologico e altamente invalidanti”.

È il caso, ad esempio, delle patologie cardiovascolari quali lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale, che vedono le Farmacie specializzate da anni impegnate su tutto il territorio nazionale in iniziative dedicate alla prevenzione e alla diagnosi precoce, anche in collaborazione con le aziende sanitarie locali. Si tratta di un contributo fondamentale se si considera che i farmaci cardiovascolari e i prodotti per l’apparato gastrointestinale rappresentano, rispettivamente, il 25% e il 20% della spesa farmaceutica complessiva.

Oggi più che mai, nel pieno della seconda ondata della pandemia, essere un punto di riferimento per il cittadino significa anche riuscire a supportarlo efficacemente da remoto, dalla consegna dei farmaci a domicilio alla consulenza sui diversi aspetti legati alla sfera della salute.

Digitalizzazione è l’altra parola chiave che contraddistingue la Rete delle Farmacie specializzate, e ambito sul quale continueremo a investire anche nel 2021 – aggiunge Corvi. App, sito web, canali social sono strumenti fondamentali, direi imprescindibili, nel rapporto tra farmacista e paziente, per la richiesta di consulenze, la condivisone di prescrizioni mediche, la prenotazione di farmaci, ma anche per ricevere aggiornamenti sulle iniziative di prevenzione e screening realizzate in farmacia. Contrariamente a quanto si possa pensare, le soluzioni digitali possono contribuire a migliorare, integrandola, la relazione fiduciaria tra farmacista e cittadino, contrastando il rischio di disintermediazione del professionista”.

Covid-19, la fragilità negletta dei nostri anziani ha mandato in tilt il sistema

La pandemia, gli anziani e la difficoltà del suo sistema sanitario e assistenziale a farsene carico in maniera adeguata

Ci è voluto il Covid per ricordarci che con quasi 14 milioni di anziani over-65 (di cui 5 milioni e mezzo affetti da almeno tre malattie croniche e 4 milioni con disabilità gravi), la multimorbilità e la fragilità sono la vera sfida per il Paese. Sfida che impone, oggi, un cambio di passo.

“Il Covid è stato un naturale stress-test del nostro sistema sanitario, del quale ha mostrato le fragilità sul territorio e una certa resilienza all’interno dell’ospedale – commenta il prof. Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva e componente del Comitato tecnico-scientifico. Di medicina territoriale si parla già da tempo, ora è arrivato il momento di dotare l’assistenza primaria di strumenti concreti e chiare direttive organizzative, e le risorse in arrivo dall’Europa sono un’occasione da non sprecare”.

Due sono le direttrici lungo le quali procedere: da un lato la riorganizzazione e il potenziamento dell’offerta dei servizi territoriali, a partire dalle cure domiciliari, dall’altro l’utilizzo di strumenti di valutazione standardizzati per riconoscere, misurare e trattare la fragilità. Due importanti novità in tal senso sono rappresentate dall’Indice della fragilità in Medicina Generale e dall’Indicatore sintetico di aderenza  (strettamente correlato al fenomeno della politerapia – il 14% degli anziani assume 10 o più farmaci al giorno), presentati  nel corso della quinta edizione degli “Stati Generali dell’assistenza a lungo termine”, la due giorni di approfondimento e confronto sulla Long-Term Care organizzata da Italia Longeva, che ha preso il via oggi in edizione virtuale.

Per capire che la long-term care, l’assistenza territoriale, non abbia retto dinanzi alla pandemia, basta guardare all’offerta di servizi di assistenza domiciliare (ADI) e residenzialità assistita (RSA), che nel 2019 è rimasta pressoché immutata rispetto all’anno precedente. Assistenza carente, a fronte di un aumento dell’assistenza informale, cioè ad opera di caregiver non professionali, che in Italia è svolta per circa il 70% dagli immigrati. A rivelarlo è l’Indagine di Italia Longeva Anno 2020: stress-test della long-term care, curata da Davide Vetrano, ricercatore al Karolinska Institutet di Stoccolma e consulente scientifico di Italia Longeva, in collaborazione con la Direzione Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della salute e l’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2019 il 2,4% degli anziani over-65 è stato assistito in RSA (329mila persone, il 91% con più di 75 anni) e 2,8 anziani su 100 (378mila persone) hanno ricevuto cure a domicilio, meno di un terzo rispetto ai valori europei che si attestano intorno all’8-10%, e con forti divari regionali. Più confortante è il quadro relativo all’offerta di cure palliative ai malati oncologici. Ne 2019, ne hanno beneficiato circa 50mila pazienti (il 29,7% del totale), che sono stati assistiti dalla rete delle cure palliative presso il domicilio o in hospice (+5,3% rispetto al 2017).

Oggi la grande urgenza, e priorità di investimento, è mettere il sistema sanitario nelle condizioni di curare il maggior numero di anziani a casaaggiunge il prof. Bernabei. Ma l’assistenza domiciliare non è una cosa che si improvvisa, bisogna saperla fare, avere competenze articolate, capacità di valutazione dei bisogni e di intervento sul paziente. E richiede tecnologie, strumenti di valutazione del bisogno precisi e standardizzati. La priorità è innanzitutto definire chi la fa e come si fa. Usiamo le risorse del Recovery Fund per costruire un modello di assistenza domiciliare efficiente e moderno, per non farci trovare impreparati quando arriverà la prossima pandemia, un’ondata di calore o qualsiasi altro tipo di emergenza con un impatto sulle fragilità”.

Se l’obiettivo è affrontare la complessità e non la singola patologia, allora la priorità è riuscire a tracciare l’identikit di ogni paziente fragile multi-morbido. La buona notizia – come riporta l’approfondimento monotematico su “multimorbilità e fragilità” contenuto nell’Indagine di Italia Longeva – è che i medici di famiglia potranno avvalersi di uno strumento per misurare la fragilità nei loro assistiti, messo a punto dalla Società Italiana di Medicina Generale, in collaborazione con Italia Longeva e con il Karolinska Institutet di Stoccolma. L’indice della fragilità si basa su un algoritmo informatico che, analizzando la combinazione di “25 deficit predefiniti” (malattie croniche, limitazioni funzionali, assunzione di un elevato numero di farmaci, vulnerabilità sociale, ecc.), riesce a prevedere, ad esempio, chi è a rischio di cadute, di sarcopenia, di sviluppare demenza e disabilità, fino alla predizione accurata del rischio di ospedalizzazione e decesso.

Va organizzata una filiera assistenziale per la presa in carico dell’anziano centrata sulla misurazione della fragilità – commenta ancora il Presidente Bernabeida parte del medico di medicina generale, che deve valutare il livello di fragilità dei suoi assistiti; da parte dell’ospedale che, sin dall’arrivo in Pronto Soccorso, deve inquadrare il livello di fragilità del paziente per agevolare il buon funzionamento della macchina della continuità assistenziale al momento delle dimissioni. Ancora, conoscere la distribuzione dell’indice di fragilità dei residenti di una RSA può aiutare a stimare in anticipo il carico assistenziale richiesto e le risorse da mettere in campo. L’informatizzazione di queste valutazioni e la loro accessibilità sono un elemento imprescindibile per migliorare i processi e per realizzare una long-term care di qualità”.

Se dal punto di vista assistenziale è importante ripensare alcuni settori del sistema sanitario che si sono rivelati ‘fragili’ con la pandemia, a partire dalle RSA, per migliorare la governance della long-term care è necessario dare una risposta efficace e sostenibile anche al tema della (mancata) aderenza alla terapia, strettamente correlata all’aumento della multimorbilità e della politerapia (l’utilizzo di 5 o più farmaci), che comporta un maggior rischio per i pazienti di complicanze e ricoveri, e un aumento significativo dei costi sanitari.

Va in questa direzione la proposta di Italia Longeva di un Indicatore sintetico di aderenza, da inserire tra gli indicatori monitorizzati nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA, quale strategia standardizzata di misurazione dell’aderenza in tutto il Paese. Ad oggi, infatti, il tema dell’aderenza è assente tra i criteri da rispettare per garantire l’adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), venendo così a mancare un meccanismo che incentivi le Regioni e le Aziende sanitarie a mettere in atto interventi mirati per promuovere una maggiore aderenza, fattore determinante per raggiungere migliori outcome di salute nella popolazione e ridurre i costi a carico del SSN.

Scroll to top