Innovazione

SIFI comunica i risultati positivi della sperimentazione con il NETILDEX®

Meno somministrazioni e risultati positivi. La sperimentazione clinica di Fase 3 sul NETILDEX® Gel regala nuovi benefici ai pazienti

SIFI è lieta di annunciare la conclusione positiva di uno studio clinico di Fase 3 volto a dimostrare la non inferiorità del NETILDEX® gel somministrato due volte al giorno (BID) rispetto al NETILDEX® soluzione, somministrata quattro volte al giorno (QID), nel controllo dell’infiammazione dopo l’intervento di cataratta.

Si tratta di uno studio multicentrico internazionale, prospettico, controllato e in doppio cieco, che ha coinvolto 180 pazienti sottoposti a estrazione di cataratta mediante facoemulsificazione con impianto di lente intraoculare.

Nello studio 044/SI, NETILDEX® Gel ha raggiunto il suo endpoint primario di efficacia che consiste nel numero di pazienti con assenza di cellule e flare in camera anteriore, nonché tutti gli endpoint secondari come i segni e sintomi di infiammazione oculare, carica microbica, pressione intraoculare, fastidio oculare, acuità visiva e sicurezza.

Lo studio ha inoltre confermato l’ottimale profilo di sicurezza  di NETILDEX®, dimostrando che non sussistono differenze tra i due gruppi di trattamento  in termini di tollerabilità  locale e sicurezza globale.

A seguito del positivo completamento dello studio 044/SI, è stata recentemente presentata all’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, una variazione normativa di Tipo II dell’autorizzazione all’immissione in commercio di Netildex® Gel.

I risultati clinici che riportiamo oggi sul trattamento dell’infiammazione dopo intervento di cataratta forniscono un ulteriore forte supporto al profilo clinico di NETILDEX® Gel” ha dichiarato Fabrizio Chines, Presidente e Amministratore Delegato di SIFI. “Sfruttando la nostra piattaforma idrogel di drug delivery, stiamo offrendo un’innovazione significativa per i pazienti, favorendo  la loro  aderenza alle terapie prescritte, in un segmento di mercato caratterizzato da un basso livello di investimenti da parte dell’industria farmaceutica.”

Chiesi lancia “QR4Patients”: il ‘packaging intelligente’ che supporta il paziente

Chiesi Italia lancia “QR4Patients”‘, confezioni intelligenti’ per dare risposte rapide ai dubbi dei pazienti affetti da patologie respiratorie

‘Confezioni intelligenti’ per dare risposte rapide ai dubbi dei pazienti affetti da patologie respiratorie, alle prese con terapie che, per essere efficaci, necessitano di un corretto utilizzo di farmaci e dispositivi di somministrazione. È questo l’obiettivo di “QR4Patients”, il progetto lanciato da Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, che ha rinnovato il packaging di alcuni prodotti dell’area respiratoria con l’inserimento di un QR code, il ‘codice a puntini’ che rimanda a video-tutorial delle istruzioni d’uso presenti nel foglietto a beneficio del paziente. I video, grazie alla forza esplicativa delle immagini, illustrano in modo chiaro ed inequivocabile passaggi complessi da spiegare a parole, rappresentando un valido strumento a supporto della corretta assunzione della terapia inalatoria.

“QR4Patients” è figlio della tecnologia del Quick Response-Code (QR code) e sfrutta l’ampia penetrazione dei dispositivi di ultima generazione – 8 italiani su 10 hanno in tasca un dispositivo mobile. Basta scansionare il codice posto sull’astuccio del medicinale (gli ultimi smartphone hanno la lettura nativa dei dati QR Code integrata nella fotocamera, in alternativa è possibile utilizzare APP disponibili gratuitamente) per essere indirizzati a video-tutorial online che esemplificano le istruzioni d’uso contenute nel Foglio Illustrativo attualmente autorizzato (sul quale è riportato anche l’URL completo per accedere al video tramite browser).

In linea con quanto disposto dalle ultime indicazioni EMA, recepite da AIFA, che raccomandano l’uso di tecnologie elettroniche e digitali a supporto del miglioramento dell’informazione sul farmaco, il progetto “QR4Patients” di Chiesi Italia punta a semplificare la comunicazione al paziente, rendendo accessibili ed estremamente fruibili le informazioni sulle quantità e modalità di assunzione della terapia, che hanno ricadute dirette sul miglioramento dell’aderenza alla terapie e sulla qualità di vita delle persone affette da patologie respiratorie. In questa prima fase, il progetto ha riguardato le formulazioni sterili per aerosol, contenenti beclometasone dipropionato e ambroxolo cloridrato, che sono già disponibili sul mercato con il nuovo QRcode.

Abbiamo pensato di sfruttare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dal digitale per mettere a disposizione dei pazienti un’informazione chiara e comprensibile sull’utilizzo di alcuni farmaci e device in ambito respiratorio – dichiara Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia. L’obiettivo è facilitare una corretta assunzione della terapia che sappiamo essere cruciale ai fini dell’efficacia della cura. La tecnologia rappresenta un valido supporto per i pazienti, ma anche per i medici e i farmacisti che potranno beneficiare di questo strumento nell’educazione terapeutica del paziente”.

“Questo progetto è frutto del processo di Digital Transformation, iniziato nel 2015, che ha attivato un profondo cambiamento del mindset aziendale nell’approccio all’innovazione – conclude Lucia Quagliano, Responsabile HR di Chiesi Italia. Il coinvolgimento delle persone Chiesi in workshop di formazione periodici dedicati al digitale e la collaborazione continua con aziende e professionisti del settore digital, permettono di maturare una visione strategica volta a fare innovazione oltre il prodotto”.

Cataratta: visite specialistiche su Amazon per aiutare le famiglie

Disponibile su Amazon una soluzione innovativa per supportare figli e nipoti nella prevenzione e cura della patologia oculare degli over 60

In base alle ultime rilevazioni Istat l’Italia è il Paese nel mondo dove si registra la più alta percentuale di anziani, subito dopo il Giappone: 13,8 milioni di persone over 65, che rappresentano il 22,8% della popolazione. E il trend è destinato ad aumentare: nel 2050 il numero di ultrasessantacinquenni sul totale della popolazione potrebbe crescere dal 9% al 14% rispetto al valore del 2018 (quasi 23%).

Si tratta di anziani che rivestono un importante ruolo nell’organizzazione familiare, a cui è affidato l’accudimento dei nipoti quando i genitori sono impegnati a tempo pieno per motivi di lavoro, ma che spesso trascurano la propria salute, anche oculare, non sottoponendosi ai periodici controlli medici. Da una buona qualità visiva dipende invece il benessere non solo fisico ma anche psicologico: vedere bene, infatti, consente di acquisire maggiore sicurezza e indipendenza nello svolgere senza difficoltà le attività quotidiane.

Proprio per dare un supporto ai figli e nipoti degli over 60 nella cura e assistenza dei propri familiari, Neovision, il primo network italiano di cliniche oculistiche, ha lanciato su Amazon “Luce e Colori”, la visita specialistica per la cataratta a elevata componente tecnologica da effettuarsi presso uno dei centri oftalmologici più all’avanguardia di Milano. Una volta acquistato sul sito del colosso americano di e-commerce, il cofanetto “Luce e Colori” viene recapitato al destinatario in giornata, in forma di una confezione elegante e colorata.

Legata al fisiologico processo di invecchiamento dell’organismo, la cataratta tende a manifestarsi dopo i 60 anni di età, comportando un’opacizzazione del cristallino: vista appannata, difficoltà a mettere a fuoco, colori percepiti come meno nitidi sono i sintomi più comuni. Oggi però è possibile recuperare un’ottima qualità visiva grazie a un intervento veloce, in day surgery, indolore e senza fastidi: attraverso la chirurgia laser, la lente naturale dell’occhio viene sostituita con un cristallino artificiale che non perderà mai la propria trasparenza e durerà tutta la vita. Grazie al pacchetto “Luce e Colori” si intende offrire ai pazienti proprio questa possibilità: sottoporsi a una visita approfondita della vista per valutare, fianco a fianco a un counselor dedicato, i possibili trattamenti per curare definitivamente questa patologia.

Volevamo facilitare le giovani famiglie a prendersi cura dei nonni e facilitare l’accesso a visite specialistiche ad un’ampia fetta di popolazione che per motivi diversi ha trascurato la propria salute visiva”, ha dichiarato Julien Buratto, CEO di Neovision. “Ci rivolgiamo ad un target preciso: i figli che riconoscono nei propri genitori una importante risorsa nell’ambito dell’organizzazione familiare. I pensionati di oggi sono impiegati a tempo pieno come nonni per poter accudire i loro nipoti, ma hanno anche diritto a mantenere il proprio stile di vita nella più completa autonomia: per questo devono vedere bene”.

La scelta di Amazon non è stata casuale per il network italiano che ha voluto, infatti, affidarsi non solo all’e-commerce più noto, ma anche più affidabile della rete: una garanzia per un consumatore che per primo approccia una novità di questa portata. Per prima al mondo Neovision ha proposto la vendita di visite specialistiche sul colosso di Bellevue (Washington).

Grazie a “Luce e Colori” Neovision ha recentemente vinto a Parigi il “Practice Management Innovation Prize”, come miglior progetto innovativo, nell’ambito della 37a edizione del congresso dell’European Society of Cataract & Refractive Surgeons (ESCRS), il più importante congresso di oftalmologia in Europa.

Siamo molto orgogliosi del prestigioso premio che ci è stato riconosciuto in un contesto così autorevole come l’ESCRS”, ha concluso Julien Buratto. “Il nostro obiettivo primario è il benessere visivo delle persone. Un obiettivo che perseguiamo avvalendoci di un team di medici altamente specializzati, tecnologie d’avanguardia, metodologie d’eccellenza e anche di un alto livello di attenzione al paziente. Il lancio di ‘Luce e Colori’ sulla piattaforma Amazon va proprio in questa direzione: essere ancora più vicini ai pazienti, aiutandoli a godere appieno del grande dono della vista, affiancando ai canali tradizionali di prenotazione della visita anche le potenzialità offerte dal mondo online”.

L’iniziativa ha ottenuto il premio come miglior progetto innovativo nell’ambito dell’ultima edizione del congresso europeo di oftalmologia dell’ESCRS.

Il futuro dell’erogazione automatizzata di insulina va verso sistemi aperti

L’erogazione automatizzata di insulina sembra destinata a evolversi anche in un’altra direzione: sistemi “aperti”, “interoperabili”, i cui componenti, pur prodotti da aziende diverse, saranno in grado di comunicare tra loro

Le Società scientifiche della diabetologia si confrontano sulle soluzioni tecnologiche attualmente disponibili e su come gestire i nuovi trend, per garantire la sicurezza dei pazienti. Il punto oggi e domani a Milano, in un convegno promosso dal Gruppo intersocietario AMD-SID-SIEDP “Tecnologia e diabete”, con il supporto non condizionante di Ypsomed Italia.

Negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica ha messo a disposizione dei pazienti con diabete tipo 1 sistemi automatizzati per l’erogazione in continuo della terapia insulinica, i cosiddetti AID (Automated Insulin Delivery) systems. Composti da 3 parti in comunicazione tra loro – un sensore che monitora il glucosio, un microinfusore che dispensa l’insulina e un algoritmo che ne calcola la giusta dose – questi sistemi sono disponibili sul mercato in soluzioni “all-in-one”. Tuttavia, sempre più pazienti, tra quelli esperti in tecnologia e che ricercano soluzioni ancor più “personalizzate”, hanno iniziato ad assemblarli secondo approcci “fai-da-te”: si scelgono un microinfusore e un sensore, anche prodotti da aziende diverse e li si fa dialogare tra loro tramite algoritmi non registrati, creando il proprio sistema “customizzato”. Un fenomeno “sommerso” e ancora poco conosciuto ma in crescita (alcune stime prudenti parlano di circa 1.600 persone in tutto il mondo*) che necessita quanto prima di essere regolamentato, per tutelare la sicurezza dei pazienti.

Se ne parla oggi e domani a Milano, nel corso del convegno “Automazione della terapia insulinica: verso un futuro di interoperabilità”, promosso dal Gruppo intersocietario AMD-SID-SIEDP “Tecnologia e diabete”, con il patrocinio delle tre società scientifiche, il supporto del provider AboutEvents e il grant incondizionato di Ypsomed Italia. L’evento formativo ha lo scopo di fornire ai partecipanti una panoramica sulla tecnologia a supporto della terapia per il diabete di tipo 1 e su questi nuovi trend.

“La digitalizzazione progressiva sta rivoluzionando la terapia del diabete”, spiega Letizia Tomaselli, Coordinatore del Gruppo intersocietario AMD-SID-SIEDP “Tecnologia e diabete” e Responsabile scientifico del convegno. “È importante che i diabetologi siano aggiornati in tal senso, conoscano lo stato dell’arte, i sistemi oggi disponibili sulla strada verso il ‘pancreas artificiale’ e le future direzioni di sviluppo. Devono anche essere consapevoli del fatto che accanto ai dispositivi registrati, una crescente community di pazienti e familiari, alcuni anche in Italia, realizza versioni ‘Do-It-Yourself’ (DIY) di questi sistemi, non supportate, però, da studi clinici né approvate dagli organi regolatori. Gli aspetti medico-legali che ne conseguono sono quindi delicati, soprattutto per i pazienti pediatrici: l’adulto può scegliere la sua adesione o meno alle cure, anche in disaccordo con il proprio diabetologo; diverso è il caso del minore, in cui sono i genitori a effettuare tali scelte per lui. L’impiego di metodiche non autorizzate, e di cui non si conoscono gli effettivi risvolti clinici a breve e a lungo termine, rende complessa la responsabilità giuridica dei caregivers ma anche del diabetologo di riferimento”.

Per colmare il gap esistente tra iniziativa dei pazienti e quadro normativo, spesso superato dal ritmo incalzante della digitalizzazione, JDRF, organizzazione americana a sostengo della ricerca sul diabete tipo 1, sta cercando di far emergere e di “traghettare” il movimento DIY all’interno di contesti sicuri e regolamentati. “Da tempo sosteniamo lo sviluppo di sistemi per l’erogazione automatizzata della terapia insulinica, tecnologia di grande utilità nel migliorare la qualità di vita delle persone con diabete”, afferma Sanjoy Dutta, Vice Presidente di JDRF, tra i relatori del convengo. “Apprezziamo i risultati ottenuti fin qui dall’industria nell’ambito degli opportuni iter regolatori. Al contempo guardiamo con grande interesse all’approccio DIY e ci stiamo impegnando affinché questi sistemi divengano controllabili in modo rigoroso, a tutela della sicurezza dei pazienti. Con l’iniziativa ‘Open-Protocol’ stiamo stringendo partnership con produttori di sensori e pompe insuliniche, tra cui l’azienda svizzera Ypsomed e l’organizzazione americana Tidepool, affinché progettino device in grado di comunicare tra loro tramite protocolli di trasmissione aperti e condivisi, consentendo così di mettere a punto sistemi ADI ‘interoperabili’, il tutto alla luce di percorsi di approvazione stabiliti”.

“La stessa FDA – ricorda Tomaselli – approvando l’interoperabilità dei devices ha aperto la strada a sistemi che utilizzano strumenti nati come ‘singoli’ ma che possono essere utilizzati in combinazione con altri. Le Società scientifiche diabetologiche, consapevoli della diffusione dei sistemi DIY, intendono garantirne un’adeguata gestione, per la sicurezza dei pazienti ma anche degli operatori. Si occuperanno pertanto di: informare i diabetologi italiani e la collettività delle persone con diabete, realizzare un monitoraggio del fenomeno nel nostro Paese, studiare e analizzare i report dei pazienti che usano sistemi DIY, condurre studi che valutino sicurezza ed efficacia (in termini di emoglobina glicata, tempo trascorso in target, ipoglicemie ma anche qualità della vita) di questi device e istituire un dialogo con gli Enti regolatori”, conclude l’esperta.

Chiesi lancia la sfida di diventare carbon neutral entro il 2035

Oggi in tutte le filiali del Gruppo, dipendenti, comunità e partner dell’azienda impegnati per costruire un futuro sostenibile

Chiesi Farmaceutici, gruppo internazionale focalizzato sul miglioramento della qualità di vita delle persone (Gruppo Chiesi), nella settimana di mobilitazione globale dedicata ai cambiamenti climatici, celebra il We ACT– Day: We Actively Care for Tomorrow, un programma di sensibilizzazione e coinvolgimento di tutti i dipendenti per promuovere un modo consapevole e diverso di agire, che abbia un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. L’evento, in contemporanea in tutte le 28 filiali del Gruppo, vede a Parma la partecipazione di oltre mille dipendenti, di rappresentanti delle istituzioni del territorio e del mondo accademico, associazioni e testimonial del mondo dello sport.

La giornata, articolata tra isole tematiche, attività pratiche e mini-conferenze, è stata costruita sulla base del Piano Strategico di Sostenibilità adottato dal Gruppo, che si fonda su alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (SDGs). Al centro dell’evento i 9 SDGs che Chiesi ha scelto di adottare, integrandoli nel proprio piano strategico. Particolare attenzione verrà dedicata a temi quali la salute e il benessere, l’attenzione al paziente, l’inclusione sociale, la tutela dell’ambientale, il lavoro, l’innovazione, e la valorizzazione della diversità, raccontati dai dipendenti e con il contributo di ospiti d’eccezione.

Il 25 settembre, infatti, non è una data casuale, ma coincide proprio con l’anniversario della “nascita” dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

“Crediamo che Chiesi abbia le capacità, le risorse e le abilità per contribuire alla sfida lanciata dalle Nazioni Unite.  I 9 SDGs al centro del We Act Day rappresentano gli elementi fondanti del nostro agire e sono condivisi dai nostri colleghi in tutto il mondo” – racconta Maria Paola Chiesi, Shared Value and Sustainability Director – “Sono proprio le persone le vere protagoniste del nostro percorso.”

Il We Act Day si inserisce in un percorso sinergico quotidiano tra Chiesi e i dipendenti di tutte le funzioni aziendali. Sono numerose le iniziative lanciate che hanno portato a cambiamenti tangibili: dalla riduzione del consumo di carta all’eliminazione delle bottiglie plastica, dall’adozione di materiali riciclabili all’utilizzo di energie rinnovabili passando per la promozione di mobilità sostenibile fino ad arrivare al mese del volontariato aziendale.

In questo contesto, consci dell’emergenza climatica a cui stiamo assistendo, Chiesi lancia oggi la sua sfida per la sostenibilità e annuncia il proprio impegno a diventare carbon neutral entro il 2035, ad azzerare cioè il proprio bilancio di emissioni di gas ad effetto serra.

“Ora più che mai, tre anni dopo gli Accordi di Parigi e l’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, siamo consapevoli che ogni singolo contributo può avere un impatto globale,” conclude Maria Paola Chiesi. “Le nostre azioni influenzeranno la salute e la sopravvivenza del pianeta in cui viviamo e di conseguenza la prosperità della società. In Chiesi siamo determinati a fare la nostra parte, contribuendo attivamente con le risorse a nostra disposizione, con impegno ed entusiasmo.”

Nel mese di maggio 2019, il Gruppo Chiesi diventa la prima azienda farmaceutica globale ad ottenere la certificazione B Corp. Nel 2018 Chiesi Farmaceutici modifica il proprio statuto in Società Benefit.

TEV: Dabigatran sicuro ed efficace in età pediatrica

Disponibili i risultati dei primi studi che hanno valutato dabigatran etexilato in pazienti pediatrici per trattamento e prevenzione di recidive di TEV

Boehringer Ingelheim ha annunciato oggi i risultati di due studi su dabigatran etexilato in pazienti in età pediatrica, presentati in occasione del Congresso 2019 della Società Internazionale di Trombosi ed Emostasi (ISTH) in corso dal 6 al 10 Luglio a Melbourne.

I risultati dimostrano che dabigatran è altrettanto sicuro, con efficacia comparabile, rispetto agli attuali standard terapeutici nel trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) acuto in soggetti in età pediatrica. Il profilo di sicurezza favorevole di dabigatran è stato, anche, confermato in un secondo studio, primo nel suo genere, che valuta un anticoagulante orale ad azione diretta nella prevenzione secondaria di TEV in soggetti in età pediatrica, con persistenti fattori di rischio della patologia.

Gli attuali standard terapeutici e di prevenzione di TEV in soggetti in età pediatrica presentano diverse limitazioni, tra cui la necessità di un monitoraggio frequente e la somministrazione per vie diverse da quella orale.  Lo scopo di questi nuovi studi su dabigatran è stato quello di acquisire ulteriori e nuove conoscenze  sulla gestione della terapia anticoagulante in pazienti pediatrici con TEV o a rischio di recidiva di TEV.

I dati di efficacia e sicurezza di dabigatran etexilato nella popolazione pediatrica da 0 a 18 anni derivanti da questi studi internazionali, che hanno visto il nostro Centro dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù impegnato come Centro Coordinatore Internazionale,  rivoluzionano la terapia anticoagulante in questi nostri pazienti – ha dichiarato il dott.  del Dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica e Terapia Genica e Cellulare dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di RomaLa trombosi in ambito pediatrico è una patologia in aumento e fino ad oggi la terapia anticoagulante, pur efficace, obbligava il paziente a infusioni parenterali, endovena o sottocute o, nel caso della terapia orale, a controlli di laboratorio frequenti per monitorare il dosaggio dei farmaci.”

Dabigatran, nuovo, diretto, anticoagulante orale – continua il dott. Luciani –  si è dimostrato sicuro e efficace come la terapia standard ma in più non necessita di monitoraggio di laboratorio. E questo è un enorme vantaggio anche per i pazienti pediatrici e per le loro famiglie che non dovranno recarsi frequentemente presso il Centro di cura per eseguire controlli della terapia in corso. Dabigatran etexilato inoltre è l’unico, tra gli anticoagulanti orali diretti, ad avere un antidoto specifico (Idarucizumab) per la gestione delle situazioni di emergenza del paziente adulto. Oggi possiamo dire che dabigatran è il primo tra gli anticoagulanti orali diretti che ha concreti dati in ambito pediatrico.”

La patologia trombotica in età pediatrica è in costante aumento nei bambini ospedalizzati, con sequele significative, e lo standard of care si basa, ad oggi, su studi derivati dai pazienti adulti; sono necessari trattamenti invasivi sotto cute o, in caso di un anticoagulante orale come il warfarin, nel bambino sono richiesti molti controlli – aggiunge la Dottoressa Paola Saracco del Reparto di Ematologia Pediatrica presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita – OIRM di Torino centro che ha incluso il più alto numero di pazienti negli studi a livello italiano  – Lo studio con l’anticoagulante orale diretto dabigatran etexilato nei bambini con trombosi venosa, ha dimostrato pari sicurezza ed efficacia della terapia standard e migliorerà in maniera significativa la cura di questi pazienti e la loro qualità di vita. Sia per i medici curanti, che per i genitori dei piccoli pazienti con trombosi venosa, un farmaco come dabigatran era atteso da tempo.”

Malattie cardiovascolari, possibilità di una nuova terapia

Il cosiddetto “gene della longevità”, molto frequente in persone che superano i cento anni di vita, è stato inserito in modelli animali

Alcune persone vivono molto più a lungo della media, in parte anche grazie al loro DNA. Una ricerca tutta italiana mostra che potrebbe essere possibile replicare questo “dono genetico” anche per chi ne è sprovvisto. Si apre la strada ad un modello innovativo di terapia, capace di prevenire e combattere le malattie cardiovascolari attraverso un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni.

Lo studio, condotto dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dall’I.R.C.C.S. MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sul giornale scientifico European Heart Journal ed è incentrato sul gene che codifica la proteina BPIFB4. In passato lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato una variante di questo gene, la cosiddetta LAV (“longevity associated variant”), che prevale nelle persone dalla vita particolarmente lunga, oltre i cento anni. Ora i ricercatori hanno inserito, attraverso un vettore virale, il gene LAV-BPIFB4 nel DNA di animali da laboratorio particolarmente suscettibili all’aterosclerosi e, di conseguenza, a patologie cardiovascolari.

I risultati – dice Annibale Puca, coordinatore di un’équipe di ricerca presso l’Università di Salerno e presso l’I.R.C.C.S. MultiMedica – sono stati estremamente incoraggianti. Abbiamo osservato un miglioramento della funzionalità dell’endotelio (la superficie interna dei vasi sanguigni), una riduzione di placche aterosclerotiche nelle arterie e una diminuzione dello stato infiammatorio”.

In altri termini, l’inserimento del “gene dei centenari” nei modelli animali ha provocato un vero e proprio ringiovanimento del sistema cardiocircolatorio. Lo stesso effetto positivo è stato ottenuto anche in laboratorio, questa volta non inserendo geni nelle cellule ma somministrando la proteina codificata dal gene LAV-BPIFB4 a vasi sanguigni umani.

A questi dati sperimentali i ricercatori hanno quindi aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti. Si è visto prima di tutto che ad un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrispondeva una migliore salute dei loro vasi sanguigni. Inoltre proprio i portatori della variante genetica LAV avevano livelli di proteina maggiori.

Questo studio – commenta Carmine Vecchione, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Salerno, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Ruggi D’Aragona di Salerno e Responsabile del Laboratorio di Fisiopatologia Vascolare dell’I.R.C.C.S. Neuromed – apre la strada alla possibilità di soluzioni terapeutiche basate sulla proteina LAV-BPIFB4. Naturalmente saranno necessarie ancora molte ricerche, ma pensiamo che sia possibile, somministrando la proteina stessa ai pazienti, rallentare i danni cardiovascolari dovuti all’età. In altre parole, anche se una persona non possiede quelle particolari caratteristiche genetiche che la rendono longeva, potremmo essere in grado di offrire lo stesso livello di protezione”.

Medtronic ha annunciato i risultati dello studio SMILE

Diabete di tipo 1: nuovo studio Medtronic dimostra la sicurezza e l’efficacia del MiniMed™ 640G, sistema che riduce l’insorgenza di episodi ipoglicemici

Medtronic plc (NYSE: MDT), leader mondiale in tecnologie, servizi e soluzioni mediche, ha annunciato la pubblicazione su The Lancet Diabetes & Endocrinology dello Studio SMILE – Study of MiniMed 640G Insulin Pump with SmartGuardTM in prevention of Low Glucose Events in adults with Type 1 diabetes (Studio sul microinfusore di insulina MiniMed 640G con funzione SmartGuard nella prevenzione di eventi ipoglicemici in adulti con diabete di tipo 1).

Si tratta del più ampio trial randomizzato controllato, per studiare l’efficacia e la sicurezza del sistema MiniMed ™ 640G con tecnologia SmartGuard ™ (sistema integrato che comprende il monitoraggio continuo del glucosio ed il microinfusore, in grado di determinare l’interruzione automatica dell’insulina basale in prossimità di una presunta ipoglicemia), rispetto alla terapia con microinfusore insulinico senza monitoraggio continuo del glucosio (CGM), nella diminuzione dei fenomeni ipoglicemici.

Lo studio è stato condotto su pazienti adulti con diabete di tipo 1 (T1D) predisposti a gravi episodi di ipoglicemia, una condizione che può provocare confusione, disorientamento, perdita di coscienza, convulsioni e, nei casi peggiori, coma o morte.

Questi nuovi dati si aggiungono alla consistente raccolta di evidenze dei nostri sistemi di microinfusori insulinici integrati e dimostrano l’efficacia clinica della nostra tecnologia SmartGuardTM, disponibile sia all’interno dei sistemi MiniMed™ 640G, che MiniMed ™ 670G. Inoltre, questi risultati sono stati raggiunti con un gruppo di pazienti tra i più difficili da trattare con successo ha dichiarato il dottor Robert Vigersky, responsabile medico, Global Medical and Clinical Affairs per il gruppo Diabetes di MedtronicMedtronic è impegnata nella continua innovazione tecnologica e nell’ampliamento dell’accesso alle terapie. Questi risultati supportano ulteriormente la nostra attenzione nel garantire un miglior controllo glicemico, riducendo il grave ‘fardello’ che devono sopportare le persone con diabete”.

Lo studio SMILE ha coinvolto 153 soggetti adulti, reclutati in 16 centri in Francia, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi e Canada, seguiti per 6 mesi. Il Sistema MiniMed 640G con tecnologia SmartGuard, aveva già dimostrato di ridurre i fenomeni ipoglicemici, rispetto alla terapia con microinfusore integrato con sensore continuo di glicemia (SAP – Sensor Augmented Pump therapy) nelle persone con T1D.

Lo studio SMILE ha dimostrato l’efficacia del sistema nel ridurre l’ipoglicemia rispetto alla terapia con microinfusore insulinico senza CGM negli adulti ad alto rischio di gravi fenomeni ipoglicemici. Inoltre, il trial ha evidenziato un miglioramento del Time in Range (percentuale di tempo che un soggetto con diabete di tipo 1 trascorre nell’intervallo glicemico ottimale) nelle persone che si avvalgono del Sistema MiniMed 640G con tecnologia SmartGuard, rispetto a quelle che utilizzano la terapia con microinfusore insulinico senza CGM.

Lo studio ha dimostrato che utilizzando il sistema MiniMed 640G con tecnologia SmartGuard, si ottiene una riduzione significativa delle ipoglicemie, sia di quelle asintomatiche misurate biochimicamente, sia di quelle gravi e sintomatiche. Questa riduzione dell’incidenza di ipoglicemia che, per quanto riguarda gli episodi di ipoglicemia grave è del 84%, è stata raggiunta senza elevare i valori di controllo glicemico complessivo, vale a dire a con pari livelli di HbA1c (emoglobina glicata) rispetto al gruppo di controllo di pazienti trattati con lo stesso microinfusore, ma senza la tecnologia SmartGuard. I miglioramenti dei risultati clinici sono stati più evidenti durante la notte, quando gli episodi ipoglicemici sono più problematiciha affermato il Professor Emanuele Bosi, dell’Istituto di ricerca sul diabete dell’Università Vita Salute San Raffaele e dell’Ospedale San Raffaele di MilanoUn’altra conclusione importante è che i pazienti che utilizzano la tecnologia SmartGuard hanno mostrato un minore timore delle ipoglicemie ed una maggiore soddisfazione nei confronti del loro trattamento. L’inconsapevolezza e la paura dell’ipoglicemia hanno, infatti, un impatto importante sulla qualità di vita delle persone con diabete e rappresentano una delle principali preoccupazioni dai curanti. Questi risultati confermano la fiducia che personalmente ripongo in questa tecnologia avanzata, efficace non solo nel raggiungimento di un buon controllo glicemico con basso rischio di ipoglicemia, ma anche capace di migliorare la qualità di vita dei pazienti con diabete di tipo 1.

Cataratta: visite specialistiche disponibili su Amazon

Neovision lancia sulla piattaforma di e-commerce più famosa del web “Luce e Colori”, la visita oculistica per pianificare in tutta tranquillità l’intervento di sostituzione del cristallino opacizzato nei pazienti che soffrono di cataratta

Neovision, il primo network italiano di cliniche oculistiche, approda su Amazon: si tratta della prima azienda, in Italia, ad offrire la possibilità di acquistare una prestazione sanitaria sulla piattaforma di e-commerce. A partire dal 26 giugno è, infatti, possibile acquistare direttamente sul sito del colosso americano “Luce e Colori”, una visita specialistica per il paziente con cataratta. Il pacchetto verrà recapitato al destinatario, in forma di una vera e propria confezione regalo, secondo le modalità di spedizione di Amazon.

Il servizio mira a supportare figli e nipoti degli over 60 nella cura dei propri familiari, attraverso il regalo di una visita specialistica a elevata componente tecnologica, presso uno dei centri oftalmologici più all’avanguardia di Milano.

“Il benessere visivo delle persone, per noi di Neovision, è l’obiettivo primario. Un obiettivo che perseguiamo avvalendoci non solo del miglior know-how scientifico, grazie a un team di medici specializzati, tecnologie d’avanguardia e metodologie d’eccellenza, ma anche di un alto livello di patient-care”, racconta Julien Buratto, Operation Manager di Neovision. “Il lancio di ‘Luce e Colori’ sulla piattaforma Amazon va proprio in questa direzione: essere ancora più vicini ai pazienti, aiutandoli a godere appieno del grande dono della vista, affiancando ai canali tradizionali di prenotazione della visita anche le potenzialità offerte dal mondo dell’e-commerce”.

Legata al fisiologico processo di invecchiamento dell’organismo, la cataratta tende a manifestarsi dopo i 60 anni di età, comportando un’opacizzazione del cristallino: vista appannata, difficoltà a mettere a fuoco, colori percepiti come meno nitidi sono i sintomi più comuni. Oggi però è possibile recuperare un’ottima qualità visiva grazie a un intervento veloce, in day surgery, indolore e senza fastidi: attraverso la chirurgia laser, la lente naturale dell’occhio viene sostituita con un cristallino artificiale che non perderà mai la propria trasparenza e durerà tutta la vita. Grazie al pacchetto “Luce e Colori” si intende offrire ai pazienti proprio questa possibilità: sottoporsi a una visita approfondita della vista per valutare, fianco a fianco a un counselor dedicato, i possibili trattamenti per curare definitivamente questa patologia.

Cataratta: vedere fino alle medie distanze ora si può

L’utilizzo di lenti monofocali di ultimissima generazione permette di combattere la cataratta e recuperare il benessere visivo da lontano

Vista offuscata, fastidio alla luce, difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti, sensazione di percepire i colori meno brillanti, più opachi: questi i principali sintomi che si manifestano a chi soffre di cataratta, il disturbo causato dalla progressiva opacizzazione del cristallino e risolvibile attraverso la sostituzione chirurgica della lente naturale dell’occhio con una artificiale, chiamata lente intraoculare.

Oggi, grazie all’innovazione tecnologica, ci sono importanti novità per l’intervento agli occhi più diffuso al mondo: impiegando lenti intraoculari monofocali di ultimissima generazione, è possibile recuperare un’ottima visione non solo per le lunghe distanze, ma anche per quelle intermedie, fino a 70 centimetri, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti. Questa nuova tipologia di intervento è oggi disponibile presso i Centri Neovision, primo network italiano di cliniche oculistiche a elevata vocazione tecnologica, con il nome di “Cataratta Plus”.

In Italia ogni anno si registrano circa 500.000 nuovi casi di cataratta. È una patologia legata al fisiologico processo di invecchiamento dell’organismo e si manifesta generalmente dopo i 50 anni di età. Se non si interviene nelle fasi iniziali della malattia, la riduzione della capacità visiva diventa sempre più invalidante: aumenta il senso di insicurezza nei movimenti, interferisce con le normali attività quotidiane, fino a compromettere il benessere fisico e mentale della persona.

L’intervento chirurgico – veloce, indolore ed effettuato solitamente in regime ambulatoriale – rappresenta l’unica terapia valida. Oggi, grazie ai progressi della moderna chirurgia oftalmica, le cliniche Neovision offrono ai pazienti la possibilità di recuperare una performance visiva di qualità superiore rispetto agli interventi tradizionali, che consentono di correggere i difetti visivi solo sulla lunga distanza.

In “Cataratta Plus” il cristallino viene sostituito con lenti intraoculari monofocali d’avanguardia (chiamate “monofocali plus”) appositamente studiate per garantire una visione nitida fino alle medie distanze, senza l’utilizzo degli occhiali, con innumerevoli vantaggi per i pazienti. Riuscire a vedere fino a 70 centimetri, infatti, consente di svolgere in totale sicurezza e autonomia la maggior parte delle attività di tutti i giorni: lavorare al computer, cucinare, guardare la televisione e guidare, distinguendo bene il cruscotto.

Nell’ambito della chirurgia della cataratta le cliniche Neovision sono state le prime in Italia ad abbandonare le lenti monofocali standard per sostituirle integralmente con le monofocali plus, sfruttando i progressi derivanti dall’innovazione tecnologica che ogni giorno permette a milioni di persone di migliorare la qualità della propria vita”, spiega Mauro Zuppardo, Medical HR Manager di Neovision. “Se si considera che molte delle nostre attività quotidiane sono svolte a una distanza intermedia, ben si comprende come il benessere visivo fornito dall’intervento ‘Cataratta Plus’ sia senza pari, consentendo il recupero immediato di una visione di qualità, senza aloni, sia da lontano che fino a 70 centimetri”.

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