Richiedere capitali per ripartire 

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In questo particolare e probabilmente unico (almeno dal dopoguerra ad oggi) momento storico, stiamo cercando di tornare alla normalità e venire fuori da un periodo che ci ha messo duramente alla prova, sia psicologicamente che economicamente, soprattutto per chi ha una attività in proprio o lavora con partita IVA. Quella che fino a pochi mesi fa veniva da alcuni tacciata di essere una normale influenza, da Wuhan, la città della Cina da cui tutto ha avuto inizio, si è poi propagata prima con piccoli focolai (chi non ricorda la cittadina di Codogno) per poi interessare l’intero pianeta. L’Italia è stata il primo Paese, dopo la Cina, ad essere colpito in modo così duro. 

Da un punto di vista umano, siamo stati costretti a rimanere chiusi in casa senza poter vedere amici o parenti, senza poter uscire se non per motivi di stretta necessità. Per molti sono state sospese anche le attività lavorative, salvo per quegli ambiti ritenuti necessari per il buon funzionamento dei servizi essenziali come l’approvvigionamento dei beni di prima necessità o i lavori rientranti nell’ambito medico e sanitario, o per chi aveva la possibilità di lavorare in smart working. Il lockdown, come dicevamo, oltre alle immaginabili conseguenze da un punto di vista sociale e personale, ha portato con sé anche una grande serie di conseguenze da un punto di vista economico. Ognuno ha la propria storia personale, e la maggior parte di queste raccontano difficoltà di vario genere. C’è chi aveva una attività in piena salute che ha esaurito le proprie riserve economiche, chi magari aveva da poco avviato una nuova impresa e questa situazione di lancio ovviamente non potete sostenere un periodo così lungo di inattività. Le piccole-medie imprese hanno sicuramente subito un fortissimo impatto negativo, per il quale sono nati anche sussidi statali. Tuttavia, molto spesso, questi sussidi non sono abbastanza, le attività chiuse dopo la quarantena, infatti, sono molte più di quanto si potesse immaginare. 

Per darvi qualche dato in più, vorremmo ricordarvi che l’Istat, durante un’audizione sul Def 2020 presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato congiunte avvenuto ad aprile, già raccontava che durante il lockdown l’insieme delle imprese dell’industria e dei servizi di mercato non finanziari formalmente sospese hanno riguardato circa 2,1 milioni di imprese (poco meno del 48% del totale), ovvero 7,1 milioni di addetti (di cui 4,8 milioni dipendenti). La rete delle camere di commercio ha rilevato quasi 30mila imprese in meno nel primo trimestre 2020, contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019 sempre nel mese di aprile e il 15 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale. Una situazione catastrofica. 

Il rilancio economico 

La ripartenza, ovviamente, mette tante persone di fronte ad una serie di necessità da affrontare: per gli imprenditori ed i titolari di attività che si sono dovute fermare durante il lockdown, questi mesi hanno comportato l’azzeramento delle entrate, mantenendo comunque le spese fisse, il pagamento dei beni e dei servizi acquistati in precedenza, e quindi una situazione che vedeva crescere lo stato debitorio senza poter compensare con nuovi ingressi. Per chi, a maggior ragione, invece non ha uno stipendio fisso da dipendente rimanere fermo per due mesi ha sicuramente comportato la necessità di dar fondo ai propri risparmi (quando presenti) senza vedersi presentare nuove fonti di guadagno. In tutti i casi la situazione economica è peggiorata praticamente per chiunque, talvolta in modo superabile con soluzioni più o meno agevoli (soprattutto per le aziende più solide e strutturate) ma, il più delle volte, da affrontare con mille nuovi sacrifici che si sono andati a sommare a quelli già affrontati.  

Moltissime persone si sono trovate con la necessità di avere a disposizione in breve tempo un capitale che permetta loro di ripartire affrontando le spese più impellenti, sia per motivi lavorativi legati alla propria attività che per esigenze di vita privata. In questi casi è sempre meglio rivolgersi a enti solidi, strutturati ed affidabili in grado di sostenerci con costi ragionevoli che ci permettano di superare questa fase e rimetterci in carreggiata, dilazionando il carico che non saremmo in grado di affrontare in una unica soluzione o comunque in un limitato periodo di tempo. 

A chi rivolgersi per la richiesta di capitali 

Quando richiedi capitali ti consigliamo di scegliere con cura intermediatori creditizi in grado di fornirti le giuste garanzie riguardo alla rapidità di esecuzione della richiesta, alla trasparenza dei processi e, soprattutto, alla capacità di affiancarti con un servizio di consulenza che ti permetta di effettuare la scelta più adatta al tuo caso specifico rispetto alla tipologia di finanziamento da richiedere, alle giuste fonti dalle quali attingere, alle modalità per ricevere i capitali e alla tempistica di restituzione più adatta a te. 

Non affidarsi a chiunque per un tema così delicato è sicuramente un’ottima idea, solo i professionisti sanno davvero di cosa abbiano bisogno oggi le imprese e di come riuscire a rialzarsi dopo una situazione inattesa e devastante come quella che stiamo ancora vivendo, con l’augurio che si torni presto ad una reale normalità.  

Per maggiori informazioni: 

EPIC SIM 

Sede legale 

Piazzale Cadorna 6, 

20123 Milano, Italia. 

 

Sede operativa 

Foro Buonaparte 12, 

20121 Milano, Italia. 

Tel. +39 02 84258450 

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