Coronavirus, “piccole catene contagio locali di origine non nota” 

“Oltre ai focolai attribuibili alla reimportazione dell’infezione” da coronavirus Sars-CoV-2 “vengono segnalate sul territorio nazionale alcune piccole catene di trasmissione di cui rimane non nota l’origine. Questo evidenzia come ancora l’epidemia in Italia di Covid-19 non sia conclusa. Si conferma perciò una situazione epidemiologica estremamente fluida”. E’ l’analisi contenuta nel report dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute, con i dati del monitoraggio della situazione in Italia nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio.  

Gli autori del report fanno presente che “per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, ovvero prevalentemente nella terza fase di riapertura (tra l’8 e il 20 giugno)”. Alcuni dei casi identificati tramite screening, tuttavia, potrebbero aver contratto l’infezione in periodi antecedenti. 

“Sebbene le misure di lockdown in Italia abbiano permesso un controllo efficace dell’infezione – avvertono gli esperti – persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti. Il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto”. Questo, analizzano gli autori, “avviene grazie alle attività di testing-tracing-tracking che permettono di interrompere potenziali catene di trasmissione sul nascere”.  

Per gli esperti, “la riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento permette una più tempestiva identificazione e assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione. Non sorprende pertanto osservare un numero ridotto di casi che richiedono ospedalizzazione in quanto, per le caratteristiche della malattia Covid-19, solo una piccola proporzione del totale delle persone che contraggono il virus sviluppano quadri clinici più gravi. Questo risultato permette di gestire la presenza del virus sul territorio, in condizioni di riapertura, senza sovraccaricare i servizi assistenziali”. 

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