Schwazer, nuove accuse di doping: tutto sull’eritropoietina e i suoi effetti

Le recenti accuse di doping che coinvolgono il marciatore italiano Alex Schwazer hanno riportato al centro dell’attenzione l’eritropoietina, conosciuta anche come EPO. Si tratta di una sostanza fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo, ma che può essere utilizzata in modo illecito per migliorare le prestazioni sportive. Scopriamo cos’è, come funziona e quali sono i rischi legati al suo abuso.

Cos’è l’eritropoietina

L’eritropoietina (EPO) è una glicoproteina prodotta principalmente dai reni che svolge un ruolo essenziale nella formazione dei globuli rossi. La sua funzione è quella di stimolare il midollo osseo a produrre nuove cellule ematiche, responsabili del trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti dell’organismo.

In condizioni normali, la produzione di eritropoietina aumenta quando il corpo rileva una ridotta disponibilità di ossigeno, contribuendo così a mantenere un corretto equilibrio fisiologico.

Perché l’EPO viene utilizzata nel doping

L’uso dell’eritropoietina nel doping sportivo è legato alla sua capacità di aumentare il numero di globuli rossi nel sangue. Una maggiore quantità di queste cellule consente infatti di trasportare più ossigeno ai muscoli, migliorando la resistenza fisica e la capacità di sostenere sforzi prolungati.

Per questo motivo l’EPO è stata utilizzata illegalmente soprattutto negli sport di endurance, come maratona, ciclismo, sci di fondo e marcia. Tuttavia, il suo utilizzo a fini dopanti è severamente vietato dalle autorità sportive internazionali e rappresenta una pratica estremamente rischiosa per la salute.

I rischi dell’eritropoietina per la salute

L’aumento artificiale dei globuli rossi può provocare un incremento della viscosità del sangue, rendendolo più denso e difficile da pompare attraverso il sistema cardiovascolare.

Tra i principali rischi associati all’abuso di eritropoietina figurano:

  • Trombosi venosa;
  • Ictus cerebrale;
  • Infarto miocardico;
  • Problemi cardiovascolari gravi;
  • Aumento della pressione arteriosa.

Per questo motivo l’assunzione di EPO senza controllo medico può avere conseguenze molto serie e potenzialmente letali.

La storia dell’eritropoietina

La scoperta dell’eritropoietina è il risultato di decenni di ricerca scientifica. Già nel 1905 gli studiosi Carnot e Deflandre ipotizzarono l’esistenza di una sostanza capace di regolare la produzione dei globuli rossi.

Negli anni successivi diversi ricercatori contribuirono a comprenderne il funzionamento. Una svolta importante arrivò nel 1977, quando il biologo Miyake riuscì a purificare l’eritropoietina umana. Nel 1985 venne isolato e replicato il gene responsabile della sua produzione, aprendo la strada allo sviluppo dell’eritropoietina ricombinante, oggi utilizzata in ambito terapeutico.

Come viene individuata nei controlli antidoping

L’individuazione dell’EPO esogena, cioè assunta dall’esterno, avviene attraverso specifici controlli antidoping. Le analisi vengono effettuate principalmente sui campioni di urina, ma possono coinvolgere anche sangue e siero.

I laboratori specializzati sono in grado di distinguere l’eritropoietina prodotta naturalmente dall’organismo da quella sintetica utilizzata a scopo illecito, consentendo di identificare eventuali violazioni delle normative sportive.

Quali sono i valori normali dell’EPO

I livelli normali di eritropoietina nel sangue si collocano generalmente tra 2 e 25 mU/ml. In presenza di condizioni di ipossia, ovvero quando i tessuti ricevono meno ossigeno del necessario, la produzione dell’ormone può aumentare in modo significativo.

Una volta ristabilito il corretto apporto di ossigeno, l’organismo riduce automaticamente la sintesi di eritropoietina attraverso un sofisticato meccanismo di autoregolazione.

Eritropoietina: utilizzo in medicina

In campo medico, l’Eritropoietina Alfa viene impiegata per trattare diverse forme di anemia, in particolare nei pazienti affetti da insufficienza renale cronica. Il farmaco trova applicazione anche nei malati oncologici sottoposti a chemioterapia e in alcune procedure chirurgiche, dove può contribuire a ridurre la necessità di trasfusioni di sangue.

L’utilizzo terapeutico dell’EPO avviene esclusivamente sotto stretto controllo medico, in quanto richiede un monitoraggio costante dei parametri ematici e cardiovascolari.

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