Covid, l’infermiera simbolo: “Riabbracciare mio figlio dopo due mesi? Una rinascita” 

“Poter abbracciare mio figlio è stato come una rinascita”: così Pasqualina Conte, infermiera al San Carlo di Milano e simbolo della lotta al Covid-19 dopo il reportage che le dedicarono le principali testate internazionali ad aprile, commenta all’Adnkronos il momento più toccante degli ultimi tempi. Per quasi due mesi non aveva voluto avvicinarsi al figlioletto per timore d’infettarlo. La Conte è a Lavello (Pz), suo paese natale, dove questa mattina è stata insignita dal sindaco Sabino Altobello di una “benemerenza civica” in una cerimonia pubblica nel Palazzo di Città.  

“Il Covid c’è ancora. E’ meno aggressivo – dichiara sulla sua esperienza nell’ospedale lombardo – ma non possiamo dire di esserne usciti”. A suo parere, “bisogna mantenere le precauzioni: distanziamento, mascherina, lavaggio delle mani. E bisogna potenziare il monitoraggio attraverso i tamponi, che sono l’esame più attendibile”.  

L’operatrice sanitaria racconta di come lei e i suoi colleghi abbiano “imparato giorno per giorno sul campo abituandoci a combattere questo virus” e di quanto i sanitari di ospedali diversi collaborassero: “Ciò che provava uno lo diceva all’altro per migliorare la compliance (adesione della cura al paziente, ndr)”. Infine un appello: “Fare tesoro di ciò che i sanitari hanno imparato e lasciare la scorta, diciamo un tesoretto, per ogni ente ospedaliero che non ha il reparto Covid in modo da non perdere tempo a riassettare tutto. Avere già un piano B. L’efficacia degli operatori, se messi in sicurezza, triplica”. 

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