Coronavirus, medici Bergamo: “Non c’è più posto nemmeno per le salme” 

“La situazione dei medici di famiglia nell’area di Bergamo, alle 12 di oggi, è di 118 ammalati o in quarantena su un totale di circa 600. Abbiamo avuto anche un morto, Mario Giovita, 65 anni. Senza contare diversi camici bianchi anziani e noti nel mondo medico bergamasco che sono morti in questi giorni. Tutti gli anziani se ne stanno andando qui. Non ci sono più posti all’obitorio dove mettere le salme. Uno scenario da apocalisse”. Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, legge i numeri del ‘bollettino’ giornaliero dei contagi da nuovo coronavirus.  

“Dei medici di famiglia ammalati – spiega all’AdnKronos Salute – 23 non sono stati sostituiti, ma tutti sono coperti dalla continuità assistenziale che è stata attivata anche in versione diurna ad Albino, Alzano, Bergamo, Gromo, Treviglio, Vilminore di Scalve, Dalmine, Trescore e Zogno, con l’aiuto dei medici militari”. Oggi, racconta, “mi sono arrabbiato perché è stato detto che verranno date ai medici del territorio 5mila mascherine. Se dividiamo per i circa 500 al momento attivi, sono una decina a testa. E si tratta di mascherine chirurgiche, monouso, che si consumano in fretta”. 

Poi, continua, “daranno a ogni medico un saturimetro, che penso tutti i medici di famiglia abbiano già in borsa. Dovrebbero darlo a ogni paziente a casa con la polmonite, così almeno si controlla e comunica i risultati al suo medico. Sono tanti gli assistiti in questa condizione” per ciascun camice bianco di fiducia. “Perché le terapie intensive non hanno più posti – ricorda Marinoni – e visto che negli ospedali lavorano già al limite dell’umano mandano a casa le persone appena possono essere dimesse, e a quel punto è difficile seguirle. Si fa fatica”.  

Tutti guardano con ansia ai dati giornalieri dei contagi, ma “onestamente, se fanno il tampone solo ai ricoverati, c’è una sovrastima della mortalità e una sottostima dei casi positivi – ragiona il presidente dell’Ordine bergamasco – Sfugge anche qualche morto, perché i tamponi a chi muore in casa non è scontato che li abbiano fatti. A Bergamo comunque è l’ultimo dei problemi. Il primo è gestire i pazienti con la polmonite che si trovano fuori dagli ospedali. E’ importante fare i tamponi agli operatori sanitari, questo sì, ma lo era di più 15 giorni fa. Ormai la frittata è fatta”.  

Quel che è certo, conclude il presidente Marinoni, è che qui “sembra di essere in guerra. E posso solo immaginare cosa vivono negli ospedali in questi giorni. Alla gente voglio dire: state in casa, non uscite. E’ l’unica cosa ragionevole. Ci vorrà un po’ di tempo, ma passerà e all’economia ci penseremo dopo. Riflettevo sulle parole del primo ministro britannico Boris Johnson che diceva di prepararsi a veder morire i propri cari. Io so che quando ci sono state guerre l’Italia si è risollevata. Non so se avremo ancora un Piano Marshall, ma intanto è prioritario salvare vite e si salvano non contagiandole, gestendo bene i percorsi sul territorio e con posti di terapia intensiva in più. A questo proposito, spero si concretizzi il progetto della Regione sulla Fiera”.  

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