Covid, La Vecchia: “Tanti positivi a test senza avere sintomi” 

“Non dobbiamo concentraci sui dati giornalieri, ma dare un occhio a quelli settimanali che ci dicono come la media dei casi positivi al tampone si aggiri, nell’ultima settimana, attorno ai 32mila, i ricoveri in terapia intensiva attorno ai 120-130 al giorno e le morti all’incirca 230. Questo perché la registrazione dei dati avviene in ritardo, soprattutto nei fine settimana, ma è indubbio che i numeri sono in crescita. Occorre, però, interpretarli”. Così al Corriere della Sera l’epidemiologo Carlo La Vecchia, che spiega: “Stiamo ragionando su ‘esami di laboratorio’. E questo fa saltare tutti i confronti con le epidemie del passato (che contavano i malati) e persino con la pandemia della primavera scorsa quando tutti questi tamponi non venivano eseguiti”.  

Secondo La Vecchia i politici dovrebbero decidere in base della “risposta dei servizi sanitari. E soprattutto alla disponibilità di posti nelle terapie intensive. Ricordiamo, però, che, al momento, registriamo un numero di decessi pari a un decimo rispetto a quelli della primavera scorsa. E questo è un merito che va riconosciuto agli operatori sanitari. Quindi le cure stanno funzionando”.  

Un punto dolente sono i cosiddetti “positivi al tampone”. In costante crescita. Chi sono? “E’ un gran calderone e c’è di tutto: i sintomatici che lo fanno proprio perché hanno sintomi; i contatti di casi positivi, che a loro volta sono stati contagiati; coloro che lo fanno solamente per ragioni di screening e scoprono di essere infetti. E fra questi ci sono molti positivi ‘asintomatici’ che dovrebbero essere monitorati perché possono diffondere il virus”.  

“Sembra di capire – aggiunge La Vecchia – che, attualmente i luoghi più a rischio siano gli ambienti privati. In famiglia, per esempio, mentre i luoghi più sicuri sembrerebbero quelli lavorativi perché lì, in caso di focolai, scattano protocolli di prevenzione. Sulle scuole il dibattito è in corso. Gli anziani vanno difesi a tutti i costi. Sono un bene da preservare. Si ritiene – conclude – che, quando il 40 per cento della popolazione è entrato in contatto con il virus, la curva epidemica dei contagi comincia a scendere. Adesso in Italia siamo al 10 per cento”.  

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