Elisa Interlandi

I laboratori accreditati possono contribuire alla lotta al Covid

Screening Covid-19: il mancato coinvolgimento dei laboratori di analisi accreditati con il SSN è un’occasione persa

“I laboratori di analisi accreditati con il SSN rappresentano un presidio irrinunciabile nella lotta al Covid-19 in questa nuova fase dell’emergenza sanitaria caratterizzata dall’avvio della campagna di vaccinazione di massa. Per la loro presenza capillare sul territorio e per il patrimonio di competenze e strumentazioni nel campo della diagnostica di cui dispongono, i laboratori accreditati possono contribuire in maniera decisiva all’attività di diagnosi e tracciamento dei casi Covid, sgravando gli ospedali e la Medicina Territoriale dall’esecuzione dei tamponi per concentrare i propri sforzi organizzativi e di personale sulla vaccinazione anti-Covid-19”.

Lo dichiara Elisa Interlandi, Presidente Cidec Federazione Sanità, Sindacato che rappresenta oltre 600 strutture di laboratori di analisi accreditate con il SSN, che aggiunge: “Abbiamo constatato con stupore come il Governo abbia lasciato cadere inascoltati i nostri appelli per un pieno coinvolgimento dei laboratori di analisi accreditati nell’attività di diagnosi e tracciamento dei casi Covid, compresa la proposta di coinvolgere le strutture laboratoristiche nell’esecuzione dei tamponi antigenici rapidi insieme ai Medici di medicina generale e ai Pediatri di libera scelta, prevedendone l’inserimento tra i destinatari dell’articolo 75 del ‘DL Ristori’ e analoga norma inserita in Legge di Bilancio 2021”.

Le nostre strutture sono per loro stessa natura attrezzate e qualificate a svolgere attività di diagnosi e screening, non hanno dovuto organizzarsi né formarsi per adempiere a questo ruolo. Inoltre, la loro capillarità sul territorio garantisce la decentralizzazione dell’attività di tracciamento, riducendo gli assembramenti e agevolando il rispetto delle norme contenute nei DPCM anti-Covid che limitano la circolazione degli individui – prosegue Interlandi. Il mancato inserimento dei laboratori di analisi accreditati nella Rete di tracciamento Covid è stata un’occasione persa per il Paese. Ma il nostro contributo può essere ancor più determinante in questa fase, in vista dell’imminente disponibilità di vaccini Covid che potranno essere somministrati anche al di fuori del contesto ospedaliero. A tal fine, confermiamo la nostra piena disponibilità a supportare il SSN nelle attività di diagnosi di Covid-19 che ci è consona, liberando i medici territoriali dall’onere di un’attività gravosa, consentendo loro di intensificare le operazioni di vaccinazione per raggiungere nel minor tempo possibile gli obiettivi di copertura auspicati”.

Il ‘Decreto Ristori’ priva i laboratori di analisi della propria funzione

L’esclusione dal finanziamento aggiuntivo previsto dal Decreto danno può essere un problema per la salute dei cittadini e per il tracciamento dei contagi

“Apprendiamo con stupore la decisione del Governo nazionale di voler stanziare ulteriori 30 milioni di euro per potenziare la diagnosi e il tracciamento dei nuovi contagi da Covid-19, escludendo i laboratori di analisi accreditati che vengono così privati delle loro funzioni di diagnostica”. Lo dichiara Elisa Interlandi, Presidente Cidec Federazione Sanità, Sindacato che rappresenta oltre 600 strutture di laboratori di analisi accreditate con il SSN, commentando la norma del ‘DL Ristori’ con la quale vengono stanziati ulteriori 30 milioni di euro per l’esecuzione dei tamponi rapidi da parte dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta.

Se da un lato riconosciamo il ruolo di primaria importanza svolto dalla Medicina Territoriale in questo contesto di emergenza sanitaria – prosegue Interlandi –, dall’altro non comprendiamo le motivazioni per le quali strutture come le nostre, accreditate con il SSN, già attrezzate per la diagnosi e il tracciamento dei casi Covid, sottoposte a rigidi controlli di qualità e gestite da biologi abilitati con regolare esame di Stato, debbano essere escluse dalle attività che gli sono proprie quali quelle della diagnostica e dello screening”.

“A ciò si aggiunga che, sin dall’inizio della pandemia, le nostre strutture hanno adottato protocolli stingenti e si sono dotate di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari a garantire la sicurezza sia dei professionisti, sia dei cittadini che accedono ai laboratori. Come sottolineato da alcune sigle sindacali della Medicina Generale, lo stesso livello di sicurezza, ad oggi, non può essere garantito da tutti gli ambulatori, esponendo pertanto sia i pazienti, sia gli stessi medici al rischio di contagio”.

“Auspichiamo – conclude la Presidente Cidec Federazione Sanità – che il Governo, in fase di conversione del ‘DL Ristori’, voglia includere le nostre strutture tra i beneficiari delle risorse aggiuntive stanziate, e che, allo stesso tempo, si preoccupi di stabilire una tariffa unica per le prestazioni di diagnosi di Covid su tutto il territorio nazionale”.

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