Tachicardia e reflusso sono collegati? Ecco cosa dicono gli esperti

Tachicardia e reflusso gastroesofageo sono collegati? Ecco cosa dicono gli esperti e qual è la loro correlazione.
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Problemi cardiaci e digestivi possono essere collegati? La risposta è sì. Ecco cosa dicono gli esperti sulla tachicardia e sul reflusso gastroesofageo.

Il rapporto tra tachicardia e reflusso gastroesofageo

Esiste una connessione tra due condizioni spesso considerate indipendenti, ma che in alcuni casi possono influenzarsi reciprocamente: tachicardia e reflusso gastroesofageo. La prima è caratterizzata dall’aumento della frequenza cardiaca, può manifestarsi con la sensazione di avere il cuore che batte forte e veloce e può essere accompagnata da pressione al petto e mancanza di fiato.

Questo aumento dei battiti, che spesso preoccupa, può essere causato da sforzi fisici ed emozioni intense ma anche da problemi di salute come l’ipertiroidismo, l’anemia e in alcuni casi anche il reflusso gastroesofageo.

A parlare del legame tra queste due condizioni è il professor Luigi Bonavina, esperto nel campo della gastroenterologia, il quale mette in luce come il reflusso gastroesofageo possa favorire la comparsa della cosiddetta “tachicardia parossistica”.

Questo disturbo, avvertito dal paziente ma non sempre rilevato dall’elettrocardiogramma, può essere causato dalla risalita del contenuto acido dello stomaco nell’esofago, attraverso il cardias, la valvola che separa i due organi. Il reflusso gastroesofageo può essere favorito da fattori come una cattiva alimentazione, obesità ed ernia iatale e può provocare sintomi come bruciore dietro lo sterno, acidità in bocca e rigurgito di cibo.

Una condizione da non sottovalutare che può condizionare la vita di chi ne soffre, di conseguenza, adottare un diverso stile di vita e procedere con le dovute cure è fondamentale.

Perché il nervo vago ha un ruolo importante

Nella connessione tra reflusso e tachicardia il nervo vago svolge un ruolo fondamentale. L’ansia, l’abitudine di mangiare velocemente e la scorretta masticazione possono favorire il reflusso gastroesofageo e la distensione dello stomaco, che a sua volta può esercitare pressione sul diaframma e sul cuore. È proprio la stimolazione del nervo vago da parte della peristalsi esofagea e dello stomaco disteso a contribuire allo sviluppo di fenomeni di tachicardia.

Per comprendere meglio questa relazione, è importante sottoporsi a specifici esami come l’holter cardiaco e la pHmetria delle 24 ore. Questi test possono mettere in luce se l’aumento dei battiti cardiaci sia correlato al reflusso gastroesofageo oppure no.

I comportamenti consigliati

Una volta preso atto dell’esistenza di una possibile correlazione tra le due condizioni, è importante capire come agire. Modifiche dello stile di vita, come mangiare lentamente e ridurre le porzioni, possono essere utili, così come l’uso di farmaci inibitori della pompa protonica e interventi chirurgici in casi selezionati.

La ginnastica diaframmatica e l’adozione di un’attività fisica moderata possono essere positivi, ma potrebbe non bastare. È fondamentale sottoporsi a controlli cardiologici specialistici per escludere eventuali patologie cardiache sottostanti, così da togliersi ogni dubbio.

Si può sicuramente partire adottando una dieta sana e salutare, composta da cibi leggeri e da bibite non gassate. A questa è utile poi unire le pratiche scritte in precedenza e nel frattempo sottoporsi a esami specifici, l’importante è non sottovalutare il problema.

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