Stress da lavoro, il burnout colpisce il 22% dei dipendenti

Scarsa produttività, confusione, malessere e altro ancora, lo stress da lavoro porta al burnout ed esso colpisce il 22% dei dipendenti. Ecco qual è la situazione e i risultati della ricerca.

Stress da lavoro, il burnout è un fenomeno comune

Considerata la mole di ore trascorse in ufficio o in altri luoghi in cui si svolge la propria occupazione, il lavoro non dovrebbe causare un costante stress e sicuramente non dovrebbe portare al burnout. Il condizionale però è d’obbligo, perché in ognuna delle ultime ricerche svolte i risultati emersi segnalano l’esatto opposto.

Le pressioni continue, unite alla poca chiarezza, a rapporti interpersonali complicati e al carico di lavoro non sempre consono, portano spesso a vivere la propria giornata lavorativa con malessere e questo provoca chiaramente delle conseguenze.

Una di queste si chiama burnout ed è una condizione medica riconosciuta ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Essa non ha conseguenze solamente sul lavoro, in cui chiaramente chi ne soffre è meno efficiente, ma anche in tutti gli altri aspetti della vita.

Spesso il burnout porta a crisi d’ansia, a depressione, alla ricerca dell’isolamento e rende difficili le relazioni anche fuori dal posto di lavoro. Insomma, una condizione che complica e non poco la vita dei soggetti in questione e che va presa con molta serietà.

Anche perché i dati raccolti dal sondaggio condotto dal McKinsey Health Institute parlano chiaro, su 30.000 dipendenti di 30 Paesi di tutto il mondo, il 22% sperimenta sintomi di burnout. Una situazione che deve necessariamente far riflettere.

La situazione in Italia

L’OMS ha più volte ribadito i pericoli del burnout, ritenendolo una delle priorità che le politiche devono affrontare. Partiamo da un ulteriore dato molto interessante, esistono differenze sostanziali tra le varie nazioni e questo è anche un monito per chi dovrà fare un deciso passo in avanti.

A guidare la classifica dei Paesi in cui questa condizione è più presente è l’India, che con un 59% dei dipendenti che ne soffre si prende la vetta di questa triste lista. All’ultimo posto, invece, troviamo il Camerun, stato in cui solo il 9% dei lavoratori soffre di burnout.

In Italia la situazione non fa sorridere, “solamente” il 16% dei dipendenti presenta i sintomi di burnout ma ben il 43% dei lavoratori dimostra esaurimento di forze fisiche e mentali. Dunque, anche nel Bel Paese il sistema lavorativo è migliorabile, soprattutto per la salute dei cittadini.

Chi ne soffre di più e l’importanza di un ambiente positivo

Lo stress sul lavoro è un fenomeno dunque molto comune, così come il burnout, c’è però una categoria di dipendenti che ha dimostrato maggiormente i suoi sintomi. Parliamo della fascia di lavoratori più giovane, la Gen Z e i Millennial, gran parte di chi rientra in queste categorie si sente stressato per la maggior parte del tempo e ben l’80% di essi sarebbe pronto a dare le dimissioni.

La risposta arriva ancora una volta dal McKinsey Health Institute, ma anche l’OMS ha più volte ribadito questo concetto, lavorare in un ambiente positivo aumenta la salute delle persone e anche le performance.

Dati i numeri emersi dalla ricerca, appare chiaro che non si possa più chiudere gli occhi di fronte a questo fenomeno e che si debba necessariamente attuare politiche volte a scongiurare i pericoli del burnout.

Leggi anche: Infodemia e fake news: la risposta dell’OMS

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