Scuole chiuse, “primi dati scientifici a sostegno” 

“Nelle prossime settimane ci giochiamo molto. Soprattutto per quanto potrà succedere in regioni non ancora interessate in maniera massiccia dai contagi” da nuovo coronavirus. La sospensione delle attività didattiche nelle scuole italiane “è quindi un criterio di prudenza, o di elevato livello prudenziale come è stato definito, che considero positivamente”. E’ la visione dell’infettivologo Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano e docente di Malattie infettive all’università Statale del capoluogo lombardo.  

L’esperto riflette sulla misura, che è ampiamente dibattuta anche per l’impatto significativo sulle famiglie. “Se si analizza la decisione della sospensione delle scuole guardando al bicchiere mezzo pieno, la valutazione del rischio – dichiara all’AdnKronos Salute – si dirà che è sensata anche senza controprove; se si guarda al bicchiere mezzo vuoto, la mancanza di dati, qualcuno la reputerà invece insensata. Ma una situazione come questa” legata all’emergenza Covid-19, con migliaia di casi che stanno mettendo il sistema sanitario sotto stress nelle regioni del Nord Italia più colpite, “non si è mai verificata e bisogna avere l’umiltà di vedere giorno per giorno cosa viene pubblicato”.  

“Guardando alla letteratura che si sta producendo, ai lavori più recenti pubblicati, vedo per esempio la storia di un bimbo di 6 mesi, all’apparenza sano come un pesce, ma positivo al Sars-CoV-2 e in grado di spargere il virus in buona quantità nel suo ambiente. Vedo ancora – elenca Galli – un lavoro che evidenzia l’efficienza della trasmissione del virus nel contesto dei nuclei familiari; vedo lo studio pubblicato su ‘Jama’ su un gruppo di casi (fortemente sintomatici) di Singapore che analizza l’eliminazione virale nei fluidi corporei e dimostra la presenza a oltranza del virus anche per una ventina di giorni nei secreti respiratori, spesso anche nel sangue e nelle feci, non nelle urine. Stanno cominciando a comparire dati sempre più in grado di orientarci”.  

Galli spiega che è uno degli aspetti a cui anche il suo team lavora. “Spero saremo in grado di produrre anche noi dati sulla durata della presenza del virus sia in persone sintomatiche, sia in assenza di sintomi, e ancora in quadri di guarigione”. La macchina della ricerca è accesa, prosegue lo specialista, “e noi in questo momento navighiamo a vista cercando di acquisire dati scientifici. Tornando alle scuole è evidente che non abbiamo precedenti esperienze che ci danno il dato certo”.  

Una simile discussione, ricorda, “si era aperta con la pandemia da virus A/H1N1 nel 2009. Però è altrettanto evidente, alla luce del contesto che stiamo vivendo, che un criterio di prudenza si impone”. Soprattutto considerando il fatto che “le prossime settimane saranno importanti” per capire se si otterrà un contenimento dell’infezione. In che tempo si potrà vincere questa partita? “Impossibile fare previsioni – puntualizza Galli – Se mi si chiede se ce la caveremo alla svelta, io rispondo che ce la caveremo”.  

Quanto alla riflessione che il Governo sta affrontando in merito alla possibilità di estendere in Lombardia la zona rossa anche all’area bergamasca particolarmente colpita dai contagi, l’infettivologo chiarisce di non potersi esprimere al riguardo. “Non ne so abbastanza. E’ complicato. Comunque, se si deve – conclude – meglio presto che tardi”. 

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