Covid, Abrignani: “Vaccinati si ammalano e contagiano 100 volte meno”

Il rischio per una persona che ha fatto il ciclo completo di vaccinazione anti-Covid “di infettarsi è bassissima, fino a 100 volte inferiore” rispetto a chi non è vaccinato. “Sappiamo da alcuni studi fatti in Gran Bretagna e Israele che un vaccinato può infettarsi ma molto molto meno” e si ammala “in forma molto più lieve”. E anche per quanto riguarda il rischio di contagiare altri “teoricamente sì, ma vediamo che avviene molto molto raramente. Ma se comparato con un non vaccinato è sempre 100 volte meno”. Lo ha detto Sergio Abrignani, docente di Immunologia all’Università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), ospite di ‘Agorà’ su Rai3. “E’ tutto lì il gioco del vaccino – ha sintetizzato l’esperto – riuscire ad abbassare i rischi a un livello accettabile”.  

“Vaccinarsi è Rock, Pop, è tutto. Non farlo è morte” ha affermato Abrignani, alla richiesta del conduttore di cimentarsi in un brano di Vasco a scelta – dopo che il collega Matteo Bassetti, a margine di una festa di partito, a favore di telecamera ha cantato Ligabue. “Non posso farlo, davvero, perché sono stonatissimo. E già a scuola la maestra mi chiedeva di muovere la bocca facendo finta di cantare”. Ma ha lanciato un appello a vaccinarsi, ricordando che “da gennaio ad aprile abbiamo avuto una media di 15mila morti al mese, per un totale di oltre 130mila in 15 mesi. Non so cosa deve succedere di più per convincerci” di quanto sia importante vaccinarsi.  

“Per fortuna abbiamo avuto in tempi rapidi questi vaccini sicuri ed efficaci, che mitigano enormemente il rischio – ha aggiunto -. In tutti i mei anni di esperienza non avevo mai avuto a che fare con una malattia così letale che ha sconvolto il nostro mondo, pensavo che ci sarebbero state urla di giubilo e assalti da parte dei cittadini ai centri vaccinali fino all’ultimo italiano. Quando sento persone, anche intelligentissime, che fanno discorsi capziosi, e davanti all’alternativa di non vaccinarsi e penso al numero di morti che abbiamo avuto, preferisco stare zitto”, ha detto Abrignani. 

Quanto alla terza dose, “per la stragrande maggioranza delle persone ad oggi non è prevista, potrebbe essere necessaria solo in caso di calo della memoria immunologica o in presenza di una variante da cui non dovesse coprire il vaccino”. “Solo per soggetti fragili o immunodepressi – ha spiegato Abrignani – per persone che hanno gravi problemi di salute e che hanno risposto relativamente male alle due dosi di vaccino, una terza dose potrebbe aiutare a migliorare la risposta immunitaria, come dimostrato nel caso di altri vaccini. Questa è una possibilità che si sta valutando in tutto il mondo”.  

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