ADHD negli adulti: perché aumentano diagnosi e farmaci dopo la pandemia

Aumentano diagnosi e farmaci per ADHD negli adulti dopo la pandemia: cause, rischi e ruolo di social e salute mentale.

Negli ultimi anni si sta osservando un aumento significativo delle diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) negli adulti. Un trend già in crescita da oltre due decenni, ma che ha subito una forte accelerazione dopo la pandemia.

Secondo un recente studio condotto in Canada, le prescrizioni di farmaci stimolanti utilizzati per trattare l’ADHD sarebbero addirittura raddoppiate rispetto al periodo pre-pandemico. Questo incremento riguarda soprattutto i giovani adulti e riflette un cambiamento importante nel modo in cui viene riconosciuto e trattato il disturbo.

Farmaci per ADHD: come sta cambiando l’utilizzo

I dati raccolti nella provincia dell’Ontario mostrano un quadro molto chiaro: tra il 2016 e il 2024 oltre 327.000 adulti hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci stimolanti.

Tra gli aspetti più rilevanti emersi:

  • Abbassamento dell’età media dei pazienti
  • Maggior concentrazione nella fascia 18-24 anni
  • Incremento più marcato tra le donne, che rappresentano il 55% dei nuovi casi

Un cambiamento significativo, considerando che fino a pochi anni fa questi farmaci erano destinati prevalentemente ai bambini. Oggi, invece, l’ADHD viene riconosciuto sempre più spesso anche in età adulta.

Cos’è l’ADHD e quando si manifesta

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da:

  • Difficoltà di concentrazione
  • Impulsività
  • Iperattività

Generalmente si manifesta durante l’infanzia, spesso prima dei 7 anni. Tuttavia, in molti casi può non essere diagnosticato precocemente, emergendo solo più tardi.

Negli adulti, i sintomi possono presentarsi in modo diverso, ad esempio con:

  • Disorganizzazione cronica
  • Difficoltà nella gestione del tempo
  • Problemi lavorativi o relazionali

Questo spiega perché oggi molte persone ricevono una diagnosi tardiva.

L’effetto della pandemia sulla salute mentale

La pandemia ha avuto un impatto profondo sulla salute psicologica globale. L’aumento dei livelli di:

  • Stress
  • Ansia
  • Depressione

ha contribuito a portare alla luce condizioni preesistenti o mai diagnosticate, tra cui proprio l’ADHD.

In molti casi, il cambiamento delle abitudini quotidiane – come il lavoro da remoto o l’isolamento sociale – ha reso più evidenti difficoltà legate all’attenzione e alla gestione delle attività.

Perché aumentano le diagnosi di ADHD negli adulti

Gli esperti individuano diverse possibili cause dietro questo fenomeno.

Maggiore consapevolezza

Oggi si parla molto di ADHD, e questo ha favorito una maggiore conoscenza del disturbo. Sempre più adulti riconoscono sintomi che in passato venivano ignorati.

Diagnosi tardive

Molti casi attuali sono in realtà diagnosi “recuperate”, cioè persone che avevano già il disturbo da bambini ma non erano mai state valutate.

Accesso facilitato alle cure

La diffusione della telemedicina e dei servizi sanitari digitali ha reso più semplice ottenere una valutazione e, di conseguenza, una prescrizione.

Influenza dei social media

Un ruolo importante è giocato anche dai contenuti online. I social contribuiscono a diffondere informazioni, ma possono anche portare a:

  • Autodiagnosi
  • Interpretazioni errate dei sintomi
  • Banalizzazione del disturbo

ADHD e altre condizioni: un legame frequente

Lo studio canadese evidenzia anche un dato importante: circa 1 persona su 4 tra quelle analizzate presentava anche:

  • Disturbi d’ansia
  • Depressione

Questa coesistenza può rendere più complessa la diagnosi e il trattamento, aumentando il ricorso ai farmaci.

I rischi dell’eccesso di diagnosi

Se da un lato la maggiore attenzione verso l’ADHD rappresenta un progresso, dall’altro gli esperti invitano alla prudenza.

Una diagnosi corretta richiede:

  • Valutazioni cliniche approfondite
  • Test standardizzati
  • Analisi della storia personale

Il rischio è quello di un eccesso di diagnosi, soprattutto quando si fa affidamento su test online o contenuti non scientifici.

Il problema dell’autodiagnosi

Sempre più persone si riconoscono nei sintomi descritti sui social o su internet, arrivando a formulare una diagnosi autonoma.

Questo approccio può essere pericoloso perché:

  • Porta a confondere sintomi comuni con un disturbo clinico
  • Ritarda un’eventuale diagnosi corretta
  • Può favorire trattamenti non appropriati

L’ADHD è infatti un disturbo psichiatrico complesso, che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita.

Farmaci stimolanti: benefici e attenzione

I farmaci utilizzati per trattare l’ADHD, come gli stimolanti, possono essere efficaci nel migliorare:

  • Concentrazione
  • Controllo degli impulsi
  • Funzionamento quotidiano

Tuttavia, devono essere prescritti e monitorati da specialisti, per evitare:

  • Uso improprio
  • Effetti collaterali
  • Dipendenza

Cosa aspettarsi in futuro

L’aumento delle diagnosi di ADHD negli adulti è destinato probabilmente a continuare. Questo rende necessario:

  • Migliorare i criteri diagnostici
  • Promuovere una corretta informazione
  • Garantire un accesso equilibrato alle cure

L’obiettivo è trovare un equilibrio tra maggiore consapevolezza e rigore scientifico, evitando sia la sottodiagnosi sia l’eccesso opposto.

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