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Chiesi Italia, da sempre presente al fianco di chi è raro

Chiesi Italia conferma il suo impegno nella ricerca e la volontà di essere al fianco delle persone con malattie rare supportando le iniziative di OMAR

Alla vigilia della Giornata Mondiale dedicata alle malattie rare, Chiesi Italia, filiale italiana del Gruppo Chiesi, conferma il suo impegno nella ricerca e la volontà di essere al fianco delle persone con malattie rare, supportando le iniziative di OMAR, Osservatorio Malattie Rare, ed il Libro ‘Malattie rare, i nostri figli raccontano’, per dare voce alla comunità dei pazienti e familiari, e sensibilizzare l’opinione pubblica, la comunità scientifica e le Istituzioni sanitarie su queste gravi patologie. Al mondo, esistono 6-7mila malattie rare, che colpiscono 5 persone ogni 10mila, per lo più bambini, con un elevato bisogno terapeutico-assistenziale ad oggi ancora insoddisfatto.

Chiesi sostiene la VI edizione del Premio OMAR per la comunicazione competente e originale nell’ambito delle malattie e dei tumori rari, un importante riconoscimento che unisce scienza e informazione nella lotta alle malattie rare. Anche il supporto alla pubblicazione del libro “Malattie rare, i nostri figli raccontano” ha il fine sottolineare quanto la comunicazione e la sensibilizzazione su questi temi siano importanti per Chiesi. Il Libro, scritto dal giornalista Claudio Barnini, sarà presentato oggi alla Camera dei Deputati. Il volume racconta, attraverso gli occhi dei piccoli pazienti e dei loro genitori, i dolori e le speranze che si celano dietro queste malattie “dai nomi difficili da pronunciare”, come, ad esempio, la cistinosi nefropatica, patologia genetica che si manifesta nella primissima infanzia causando danni a cellule e tessuti.

“Per le patologie rare, l’informazione assume ancor più valore rispetto ad altri ambiti, in quanto la scarsa conoscenza determina la difficoltà, per i pazienti, di giungere a una diagnosi corretta in tempi ragionevoli” – commenta Laura Franzini, Direttore Medico di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi. “In quest’ottica, stiamo lavorando al lancio di nuovi canali web per mettere a disposizione di pazienti, caregiver e specialisti un’informazione accessibile e scientificamente solida su due patologie gravi e altamente invalidanti: la carenza di cellule staminali limbari dell’occhio, condizione che può portare alla perdita della vista, e l’alfa-mannosidosi, malattia genetica lisosomiale ultra-rara che colpisce un neonato ogni 500mila”.

A tal proposito, lo scorso novembre, Chiesi ha avviato una ricerca sul patient journey del paziente con Alfa-mannosidosi per comprendere, attraverso il racconto di due pazienti adulti e delle loro madri, il percorso dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi, i tempi necessari e gli specialisti coinvolti, e far emergere le difficoltà incontrate e i principali bisogni insoddisfatti su cui concentrarsi per realizzare una presa in carico del paziente a 360 gradi.

Queste iniziative riflettono l’impegno di Chiesi in quest’area e i costanti investimenti in Ricerca e Sviluppo per dare una cura e una speranza di vita ai pazienti con malattie rare e ultra-rare.  L’impegno e la dedizione ultradecennali hanno portato allo sviluppo della prima terapia avanzata a base di cellule staminali, approvata nel mondo occidentale, in grado di restituire la vista a pazienti con gravi ustioni termiche o chimiche della cornea. Inoltre, frutto della ricerca Chiesi è velmanase alfa, il primo trattamento farmacologico per i pazienti affetti da alfa-mannosidosi, una patologia da accumulo lisosomiale per la quale non esiste un’opzione terapeutica alternativa ad oggi approvata. Il portfolio prodotti comprende soluzioni terapeutiche avanzate che potrebbero concretamente cambiare la vita delle persone interessate, oltre che apportare un valore aggiunto al sistema sanitario.

L’azienda ha recentemente ottenuto i diritti per la commercializzazione di una nuova formulazione a rilascio immediato di cisteamina cloridrato per la cura della cistinosi nefropatica, e per il pegunigalsidase alfa (CHF 6657), una versione chimicamente modificata di una proteina ricombinante alfa Galactosidase-A, attualmente in fase III degli studi clinici per il trattamento della malattia di Fabry.

“L’accesso alle terapie innovative è un fattore cruciale nella lotta alle malattie rare, per poter dare una speranza concreta a quei pazienti che non hanno a disposizione un trattamento”, dichiara Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi. “Questo risultato si raggiunge soltanto attraverso la stretta collaborazione tra tutti gli attori del sistema salute – pazienti e familiari, Associazioni, professionisti sanitari e Istituzioni – per trovare insieme soluzioni condivise capaci di rispondere ai bisogni terapeutici e assistenziali delle persone con malattie rare”.

L’impegno di Chiesi per l’innovazione scientifica nell’ambito delle malattie rare è stato di recente affermato da due importanti riconoscimenti: il Company Award for Innovation”, assegnato durante la cerimonia EURORDIS Black Pearl che premia i più importanti traguardi raggiunti dalla comunità delle malattie rare, e il premio “Imprese per innovazione” di Confindustria, assegnato alle aziende italiane che si sono distinte per gli investimenti in ricerca e innovazione.

WeStart: il progetto di Chiesi Italia selezionato tra le best practice

Il programma di Open Innovation rivolto ai pazienti WeStart, sviluppato da Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, con esperti di startup, è stato selezionato tra i migliori progetti del Terzo Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital

Il programma è promosso da Assolombarda, Italia Startup e SMAU, in partnership con Cerved e in collaborazione con Confindustria e Confindustria Piccola Industria, e presentato in questi giorni a Milano. L’Osservatorio ogni anno individua e dà visibilità ad esempi concreti e replicabili di “innovazione aperta” – nati dalla collaborazione tra imprese consolidate, startup innovative e soggetti partner –, che possono essere presi a modello per portare innovazione e competitività al sistema imprenditoriale e industriale italiano.

Siamo orgogliosi di ricevere questa importante menzione”, commenta Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia. “Il programma WeStart è solo uno dei tanti esempi di un approccio ‘open’ all’innovazione che è da sempre parte del modello Chiesi. La collaborazione con startup ci permette di valorizzare la nostra expertise in differenti aree, quali respiratoria, neonatologia, special care e malattie rare, stimolando ulteriormente la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative per i pazienti”.

WeStart è stato sviluppato per supportare la crescita dell’organizzazione aziendale mediante il coinvolgimento attivo di tutti i dipendenti, lo scambio di esperienze, lo sviluppo di competenze e spirito imprenditoriale, e la diffusione di una cultura funzionale alla trasformazione digitale e del modello di business.

Il progetto, della durata di tre mesi, ha coinvolto collaboratori di sede e del territorio, che si sono messi alla prova nello sviluppo di canali di interazione individuali con i pazienti. I tre team selezionati sono stati affiancati da un mentore esterno, con esperienza nell’ambito delle startup innovative, e coinvolti in momenti di formazione basati su un approccio Lean all’innovazione: un modello che va dallo sviluppo di nuove idee all’identificazione di percorsi creativi per testarle, fino alla pro­totipazione. Le soluzioni proposte hanno spaziato dalla narrativa in ambito pediatrico, con la realizzazione di un cartone le cui avventure permettono di veicolare contenuti educativi in ambito salute, allo sviluppo di un servizio di supporto neonatale, orientato alle famiglie, con l’obiettivo di creare una comunità che possa condividere esperienze di reci­proco aiuto, fino alla realizzazione di uno Smart peluche con sensori in grado di rilevare parametri di interesse (fumo, rumore ecc.).

“Fare Open Innovation oggi” dichiara Gianluigi Pertusi, Business Unit Consumer Care Director e Leader dell’Innovation Team di Chiesi Italia “significa avere un approccio nuovo alle attività di ricerca e sviluppo e uno sguardo rivolto alla rivoluzione digitale che sta radicalmente cambiando il mondo dell’healthcare. La sfida è di affiancare l’offerta di prodotti farmaceutici a più moderni sistemi digitali per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti e a supporto degli operatori sanitari.”

Proprio in quest’ottica, nel mese di giugno il Gruppo Chiesi ha siglato una partnership strategica con StartUp Health, azienda leader nello sviluppo di nuove tecnologie, per rispondere alla sfida dell’accesso globale alle cure.

“Il percorso di digital transformation non può prescindere dal coinvolgimento di tutte le persone che lavorano in Chiesi”, conclude Lucia Quagliano, responsabile HR di Chiesi Italia. “Perché è nel loro approccio, nelle loro competenze e nella loro capacità di lavorare in team che risiede il reale motore della trasformazione. Per questo motivo, organizziamo i ‘digital day’, workshop di formazione periodici per i dipendenti, che si pongono come ulteriori occasioni di collaborazione con aziende e professionisti del settore digitale”.

Chiesi Italia ha, inoltre, sostenuto la realizzazione di tre progetti innovativi nel settore dell’healthcare: Share2Learn la piattaforma rivolta agli emodinamisti italiani, realizzata con la Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE) e disponibile sul sito della società scientifica, che consente la discussione e la condivisione in real-time di casi clinici complessi, mediante la visualizzazione in live streaming da centri di eccellenza; la prima app rivolta alle persone affette da malattia di Parkinson che contiene video esplicativi, realizzati con il supporto di esperti neurologi, sviluppata per essere un vero e proprio strumento di riabilitazione (che sarà classificato come medical device di classe 1) per migliorare la qualità di vita dei pazienti; infine ReNew, una app dedicata ai pazienti che hanno ricevuto un trapianto di reni, pensata per aiutarli a seguire correttamente le terapie antirigetto e tenere sotto controllo parametri importanti come il peso e la pressione, dando, inoltre, ai medici la possibilità di osservare in tempo reale lo stato di salute dei loro pazienti.

Chiesi lancia “QR4Patients”: il ‘packaging intelligente’ che supporta il paziente

Chiesi Italia lancia “QR4Patients”‘, confezioni intelligenti’ per dare risposte rapide ai dubbi dei pazienti affetti da patologie respiratorie

‘Confezioni intelligenti’ per dare risposte rapide ai dubbi dei pazienti affetti da patologie respiratorie, alle prese con terapie che, per essere efficaci, necessitano di un corretto utilizzo di farmaci e dispositivi di somministrazione. È questo l’obiettivo di “QR4Patients”, il progetto lanciato da Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, che ha rinnovato il packaging di alcuni prodotti dell’area respiratoria con l’inserimento di un QR code, il ‘codice a puntini’ che rimanda a video-tutorial delle istruzioni d’uso presenti nel foglietto a beneficio del paziente. I video, grazie alla forza esplicativa delle immagini, illustrano in modo chiaro ed inequivocabile passaggi complessi da spiegare a parole, rappresentando un valido strumento a supporto della corretta assunzione della terapia inalatoria.

“QR4Patients” è figlio della tecnologia del Quick Response-Code (QR code) e sfrutta l’ampia penetrazione dei dispositivi di ultima generazione – 8 italiani su 10 hanno in tasca un dispositivo mobile. Basta scansionare il codice posto sull’astuccio del medicinale (gli ultimi smartphone hanno la lettura nativa dei dati QR Code integrata nella fotocamera, in alternativa è possibile utilizzare APP disponibili gratuitamente) per essere indirizzati a video-tutorial online che esemplificano le istruzioni d’uso contenute nel Foglio Illustrativo attualmente autorizzato (sul quale è riportato anche l’URL completo per accedere al video tramite browser).

In linea con quanto disposto dalle ultime indicazioni EMA, recepite da AIFA, che raccomandano l’uso di tecnologie elettroniche e digitali a supporto del miglioramento dell’informazione sul farmaco, il progetto “QR4Patients” di Chiesi Italia punta a semplificare la comunicazione al paziente, rendendo accessibili ed estremamente fruibili le informazioni sulle quantità e modalità di assunzione della terapia, che hanno ricadute dirette sul miglioramento dell’aderenza alla terapie e sulla qualità di vita delle persone affette da patologie respiratorie. In questa prima fase, il progetto ha riguardato le formulazioni sterili per aerosol, contenenti beclometasone dipropionato e ambroxolo cloridrato, che sono già disponibili sul mercato con il nuovo QRcode.

Abbiamo pensato di sfruttare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dal digitale per mettere a disposizione dei pazienti un’informazione chiara e comprensibile sull’utilizzo di alcuni farmaci e device in ambito respiratorio – dichiara Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia. L’obiettivo è facilitare una corretta assunzione della terapia che sappiamo essere cruciale ai fini dell’efficacia della cura. La tecnologia rappresenta un valido supporto per i pazienti, ma anche per i medici e i farmacisti che potranno beneficiare di questo strumento nell’educazione terapeutica del paziente”.

“Questo progetto è frutto del processo di Digital Transformation, iniziato nel 2015, che ha attivato un profondo cambiamento del mindset aziendale nell’approccio all’innovazione – conclude Lucia Quagliano, Responsabile HR di Chiesi Italia. Il coinvolgimento delle persone Chiesi in workshop di formazione periodici dedicati al digitale e la collaborazione continua con aziende e professionisti del settore digital, permettono di maturare una visione strategica volta a fare innovazione oltre il prodotto”.

Il Gruppo Chiesi conferma un trend positivo della performance nel 2019

Il Gruppo Chiesi registra una crescita del fatturato dell’11,6% nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2018

Chiesi, gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca (Gruppo Chiesi), conferma il trend positivo nei primi sei mesi del 2019. Gli ultimi dati riportano che, nel primo semestre, il fatturato del Gruppo è cresciuto dell’11,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un totale di 956,8 milioni di euro. Questi risultati confermano una crescita significativa nel 2019, un anno caratterizzato dal raggiungimento di un importante obiettivo strategico: l’ottenimento della Certificazione B Corp per Chiesi, il primo gruppo farmaceutico globale ad aver ricevuto questo importante riconoscimento.

Il Gruppo Chiesi ha chiuso il 2018 in positivo, con un fatturato di 1.768 milioni di euro, con un incremento del 7,8% rispetto all’anno precedente (+4,8% a tassi di cambio costanti). L’EBITDA è stato di 512,7 milioni di euro. La solidità della multinazionale si riflette anche negli investimenti in Ricerca e Sviluppo che, nel 2018, hanno raggiunto 381,8 milioni di euro, pari al 21,6% delle vendite totali, posizionando il Gruppo al 13° posto per investimenti in R&S tra le aziende farmaceutiche in Europa. Il Gruppo ha attualmente 47 progetti attivi in R&S e 54 studi clinici in corso. Il numero totale di dipendenti ha superato le 5.600 persone: persone al centro, passione, spirito imprenditoriale, dialogo multiculturale e sostenibilità sono i valori su cui l’azienda continuerà a fondare il suo sviluppo nei prossimi anni.

In parallelo con il positivo trend di crescita, Chiesi sta portando avanti importanti investimenti”, ha commentato Ugo Di Francesco, CEO del Gruppo Chiesi. “Recentemente, ad esempio, la filiale francese del Gruppo ha annunciato la costruzione di un nuovo sito produttivo a La Chaussée-Saint-Victor (Loir-et-Cher), per un investimento totale di 50 milioni di euro. Ci aspettiamo che questo progetto porti ad un aumento dell’organico aziendale di ulteriori 50 dipendenti in Chiesi Francia, nella quale attualmente lavorano 330 persone”.

Ulteriori investimenti sono in corso anche sul territorio italiano. Con un investimento totale di oltre 50 milioni di euro, è in fase di costruzione, a Parma, il nuovo headquarter del Gruppo. L’edificio si estende su una superficie di 46.300 m2 e ospiterà circa 540 persone. Il progetto è stato sviluppato secondo tre pilastri: una nuova visione del luogo di lavoro, con spazi condivisi e che si adattano alle attività svolte, con l’obiettivo di favorire e ottimizzare il lavoro di team; una valorizzazione degli spazi collettivi per promuovere la socialità e il benessere delle persone; e infine una particolare attenzione è stata rivolta agli aspetti di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. Il nuovo edificio dovrebbe essere completato nel 2020.

Chiesi Farmaceutici cambia lo statuto in “Società Benefit”

La Società Benefit ha una duplice finalità: avere un impatto positivo su società e ambiente e creare valore per azionisti e altri portatori d’interesse

Chiesi, Gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca (Gruppo Chiesi), annuncia, a margine di una conferenza aperta alla popolazione aziendale, di avere modificato il proprio statuto diventando una Società Benefit, scegliendo quindi di adottare un nuovo modello reso disponibile dalla Legge italiana (208/2015).

La Società Benefit è una nuova forma giuridica d’impresa che rappresenta un cambio di paradigma. È stata introdotta nel 2010 come Benefit Corporation negli USA e ora è in fase di diffusione in vari Paesi del mondo. L’Italia è stato il primo paese al di fuori degli Stati Uniti ad avere introdotto questo modello nel gennaio 2016.

La Società Benefit rappresenta un passo in avanti in quanto cambia il concetto stesso di azienda, perché ne ridefinisce lo scopo. Mentre le società tradizionali esistono con l’obiettivo prevalente di distribuire dividendi agli azionisti, le società benefit sono espressione di una visione più evoluta e integrano nel proprio oggetto sociale una duplice finalità: oltre agli obiettivi di profitto perseguono lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, e si impegnano a creare valore non solo per gli azionisti ma anche per gli altri portatori d’interesse. Una Società Benefit rappresenta un nuovo strumento legale che crea una solida base per l’allineamento e la protezione della missione nel lungo termine e la creazione di valore condiviso.

Quello di Chiesi è un percorso globale. Infatti la filiale americana del Gruppo, Chiesi USA, grazie alla disponibilità della legge, è diventata anch’essa una Benefit Corporation e altre filiali come Brasile, Regno Unito, Germania, Spagna, Olanda e Francia, pur non disponendo della legge, hanno previsto un’integrazione statutaria ad hoc, con l’esplicitazione delle finalità di impatto sociale e ambientale.

Da quando l’Italia ha introdotto le società benefit, più di 300 imprese hanno deciso di adottare questo modello. Chiesi Farmaceutici si unisce a questo gruppo di apripista diventandone un esponente di rilievo, grazie alla rilevanza del business e del proprio impatto positivo. La scelta di diffondere l’integrazione della finalità di interesse sociale e ambientale alle filiali estere ne fa un caso per ora unico e sono sicuro che sarà presto emulato da altre imprese” ha commentato Paolo Di Cesare, co-fondatore di Nativa, country partner di B Lab, l’organizzazione internazionale che diffonde il modello Benefit nel mondo.

Questa trasformazione è una tappa importante di un percorso di evoluzione continua: vogliamo sempre più agire come una forza positiva, promuovere un modo consapevole e diverso di fare business e avere un impatto positivo sulla società e sulla natura, per contribuire a uno sviluppo veramente sostenibile”, spiega Alberto Chiesi, Presidente Chiesi Farmaceutici. “Con questa scelta, coerente con i nostri 84 anni di storia, Chiesi Farmaceutici adotta un modello che ci auguriamo venga compreso e fatto proprio da molte altre aziende, per contribuire assieme ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo che anche le Nazioni Unite hanno voluto promuovere con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

SPIROTRAIN, la campagna di informazione di Chiesi sulla BPCO

Chiesi Italia lancia la campagna Spirotrain per la Giornata mondiale della BPCO: si stima che entro il 2020 sarà la terza causa di morte nel mondo

Non perdere il Treno del respiro! Con questo slogan il 21 novembre prossimo parte Spirotrain – la prevenzione del respiro corre veloce, l’originale campagna di sensibilizzazione sanitaria sulla salute del respiro voluta da Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, in occasione della Giornata mondiale della BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). L’iniziativa, che “parte” nel vero senso della parola, coinvolgerà infatti le persone in partenza con i Frecciarossa di Trenitalia coinvolti, che per l’occasione ospiteranno medici pneumologi. Gli specialisti daranno opportune informazioni ai passeggeri che si recheranno nella carrozza Executive dedicata, offrendo loro l’opportunità di effettuare un test spirometrico approfittando del tempo del viaggio.

La BPCO è una malattia progressiva e insidiosa in quanto inizialmente pressoché priva di sintomi; è già la quarta causa di morte negli Stati Uniti e in Europa, e numerosi studi prevedono possa diventare entro il 2020 la terza causa di morte a livello mondiale. Di contro, la conoscenza di questa malattia in particolare, e della salute del respiro in generale, è ancora molto poco diffusa fra la popolazione.  Moltissimo si può ancora fare per sensibilizzare sulla prevenzione delle malattie del respiro, soprattutto della BPCO: non solo per evitarla, ma anche per informare sulla corretta gestione della patologia per rallentarne sensibilmente l’evoluzione.

L’originale formula di Spirotrain consentirà di informare i passeggeri, con documentazione divulgativa su cosa è la BPCO, come prevenirla e come gestirla, oltre che di fornire utili consigli grazie alla presenza di specialisti pneumologi. Cosa più importante, offrirà loro un servizio fondamentale: la spirometria. Si tratta del test d’elezione per le patologie respiratorie ed è comunemente utilizzata anche per valutare le capacità respiratorie degli atleti, semplice da eseguire (è sufficiente soffiare forte in un boccaglio per circa 6 secondi ed il test è fatto) ed estremamente affidabile, se svolta in maniera corretta. Ai passeggeri verrà inoltre fornita, con la documentazione illustrativa, la “strisciata” del proprio test: se lo riterranno opportuno, o dietro consiglio del medico a bordo, questa sarà un punto di riferimento per una visita di approfondimento, dallo pneumologo o dal medico di famiglia.

“Chiesi da sempre contribuisce all’innovazione scientifica del nostro Paese grazie al suo impegno nella ricerca e sviluppo di soluzioni terapeutiche volte a migliore la qualità di vita dei pazienti’’ dichiara Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi. ‘Per questo non potevamo mancare a questo importante appuntamento nel quale, forti della nostra esperienza nell’area respiratoria, abbiamo colto l’occasione per mettere a disposizione delle persone gli strumenti per conoscere la patologia e per fare i primi passi nella prevenzione”. 

Osteoporosi: diagnosi e trattamento adeguati solo in 2 casi su 10

Dagli esperti riuniti per l’OsteoDay il monito a non sottovalutare i fattori di rischio di fragilità ossea, anche negli uomini

In Italia sono 4,5 milioni le persone affette da osteoporosi, per i due terzi donne, costrette a fare i conti con ossa fragili e sottili, a rischio frattura, anche in assenza di traumi. In particolare, si stima che dopo i 50 anni, 1 donna su 3 e 1 uomo su 5 siano destinati a subire una frattura, che in genere si manifesta in forma clinicamente più grave nel sesso maschile. Nonostante l’impatto epidemiologico e sociale, si registrano ancora forti ritardi nella diagnosi. Inoltre, se non trattata in maniera adeguata, la malattia può pregiudicare significativamente la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti.

A richiamare l’attenzione sulla centralità di un’attenta valutazione dei fattori di rischio ai fini della diagnosi precoce, e sull’importanza di promuovere l’appropriatezza e l’aderenza terapeutica per ridurre il rischio di fratture, sono stati gli esperti riuniti nell’edizione 2020 di OsteoDay, l’evento scientifico annuale che ha riunito in modalità virtuale i diversi specialisti coinvolti nella presa in carico del paziente con osteopenie: ortopedici, reumatologi, geriatri, fisiatri, internisti. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo incondizionato di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi.

“L’80% dei pazienti con osteoporosi arriva in ritardo alla diagnosi anche quando avviene a seguito di una frattura del femore, che dovrebbe far porre il sospetto. A maggior ragione, pertanto, si tende a trascurare l’impatto delle fratture vertebrali che, nella metà dei casi, sono silenti o paucisintomatiche – spiega Bruno Frediani, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Siena e responsabile scientifico dell’evento -. Per questo motivo è fondamentale una valutazione approfondita dei fattori di rischio: età, predisposizione genetica, presenza di patologie infiammatorie concomitanti, assunzione di specifiche categorie di farmaci, cambiamenti ormonali, senza trascurare che il calo degli estrogeni (gli ormoni che contribuiscono a mantenere la salute dell’osso) tipicamente associato alla menopausa, interessa anche l’uomo. Una strategia diagnostica efficace dovrebbe prevedere, a partire dai 60 anni per la donna e dai 70 anni per l’uomo, l’esecuzione di un esame radiologico della colonna, da ripetersi ogni due anni, finalizzato a valutare l’eventuale abbassamento del corpo vertebrale, per prevenire il rischio di ulteriori fratture”.

Gli esperti hanno focalizzato l’attenzione anche sul ruolo dello stile di vita – assunzione di calcio tramite la dieta e attività fisica – per la prevenzione dell’osteoporosi. “Il raggiungimento del picco di massa ossea – aggiunge il prof. Fredianiche si realizza intorno ai 30 anni, è ascrivibile per l’80% a fattori genetici e per il 20% a corrette abitudini di vita. Arrivare in età adulta, a ridosso della menopausa, con una riserva di massa ossea del 20% in più o in meno rispetto a quella ricevuta da madre natura, può cambiare le prospettive dei pazienti”.

Due aspetti cruciali ai fini di una corretta gestione dell’osteoporosi sono da un lato l’appropriatezza terapeutica e dall’altro l’aderenza al trattamento, ma per entrambi permangono delle criticità.

“Solo 2 pazienti su 10 – conclude il prof. Frediani ricevono una terapia appropriata, che dovrebbe sempre prevedere l’associazione di farmaci anti-fratturativi, bisfosfonati in prima linea, e vitamina D. La sola terapia di integrazione con la vitamina D, infatti, si è dimostrata inefficace nella prevenzione delle fratture. Un monito per gli specialisti, ma anche per i pazienti che, nel 50% dei casi, abbandonano le terapie entro un anno dall’inizio del trattamento”.

Il supporto alla formazione della classe medica è da sempre una parte rilevante del nostro impegno e della nostra collaborazione con la comunità scientifica”, commenta Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia “Sosteniamo da oltre dieci anni questa iniziativa, con l’obiettivo di favorire il confronto e la condivisione di esperienze di pratica clinica tra i diversi professionisti coinvolti nella gestione delle osteopenie e di promuovere un approccio al paziente fragile sempre più globale e integrato, in linea con in nostri valori di azienda certificata B Corp”.

Parte il nuovo progetto per raccontare storie di BPCO legate alla pandemia

Centocinquanta interviste a persone con BPCO, familiari, pneumologi e medici, per comprendere il vissuto dei pazienti durante l’emergenza Covid-19

Il distanziamento sociale non è una condizione del tutto nuova per i malati di Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), spesso costretti a non uscire di casa per la fatica a respirare o a rallentare il passo quando camminano. Ma la pandemia ha portato con sé nuove paure, legate soprattutto al timore di contrarre una patologia grave che può affliggere anche i polmoni come il Covid-19, in una situazione di preesistente declino della capacità respiratoria dovuto alla malattia di base.

Con l’obiettivo di comprendere i vissuti delle persone affette da BPCO ai tempi del Covid-19 e le ricadute della malattia a livello psico-fisico e relazionale, è partito il nuovo progetto di medicina narrativa “Narrarsi ai tempi del Covid-19”, realizzato da Fondazione ISTUD in collaborazione con Chiesi Italia, la filiale italiana del gruppo Chiesi, azienda impegnata nella ricerca scientifica, principalmente nell’area delle malattie respiratorie. Un invito a raccontare le esperienze personali legate a BPCO e Covid-19 dal punto di vista dei pazienti, ma anche di chi si prende cura di loro, familiari e professionisti sanitari (pneumologi e medici di medicina generale).

Il progetto prevede di raccogliere online (www.medicinanarrativa.eu/narrarsi-covid-19) 150 narrazioni, analizzarle e documentare in un report conclusivo i principali dati qualitativi espressi dalla diretta voce dei protagonisti, anche al fine di capire quali azioni possono essere implementate per aiutarli al meglio in questa situazione di stravolgimento delle certezze quotidiane.

Nella realizzazione della ricerca partecipano professionisti provenienti dalle società scientifiche impegnate nel campo della pneumologia (AIPO, SIP) e della medicina generale (SIMG, FIMMG). Il progetto è inoltre sostenuto dalle Associazioni dei pazienti affetti da malattie respiratorie croniche (Associazione Italiana Pazienti BPCO, FederAsma e Allergie ODV).

Il lancio dell’iniziativa si accompagna alla pubblicazione del Manuale “BPCO istruzioni per l’uso”, creato appositamente per le persone con BPCO e per i loro familiari, con l’intento di fornire un insieme di buone pratiche per la corretta gestione della BPCO (a partire da stili di vita e assunzione regolare della terapia), informazioni utili e scientificamente validate sul Covid-19 e suggerimenti per convivere con questa nuova “normalità” in maniera più sicura, tutelando la propria salute e quella dei propri cari. Il Manuale, di facile consultazione e arricchito di immagini ispirate alla quotidianità, affronta anche gli aspetti psicologici, spesso trascurati, che si accompagnano al vivere quotidiano con una malattia respiratoria cronica.

Il Manuale potrà essere scaricato dal sito www.medicinanarrativa.eu/manuale-bpco-covid, dai siti delle Associazioni pazienti – www.pazientibpco.it e www.federasmaeallergie.org/sitoFA/ – e dai siti di tutte le Associazioni che desidereranno metterlo a disposizione. L’obiettivo è che il Manuale possa raggiungere tutte le persone con BPCO e i loro nuclei familiari.

La pubblicazione è realizzata con il patrocinio delle Associazioni dei pazienti affetti da malattie respiratorie croniche, Associazione Italiana Pazienti BPCO e FederAsma e Allergie ODV.

Siamo entusiasti di aver collaborato a questo nuovo progetto di medicina narrativa rivolto ai pazienti affetti da BPCO, ma anche ai loro familiari e alla classe medica, parimenti coinvolti nell’esperienza della malattia durante la pandemia, che conferma il nostro impegno nell’area respiratoria – dichiara Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia. Un impegno che parte dalla ricerca, per offrire terapie più efficaci e modalità di somministrazione semplificate per favorire l’aderenza alla terapia, e si affianca all’ascolto costante dei bisogni dei pazienti, tra i quali la corretta informazione rappresenta un elemento di cruciale importanza per affrontare e gestire al meglio la BPCO nella quotidianità, anche ai tempi del Coronavirus”.

È impensabile continuare ad utilizzare i dati delle narrazioni raccolti prima del Covid-19, elemento turbativo che ha sconvolto e traumatizzato le vite dei cittadini, dei pazienti e dei professionisti sanitari” – spiega Maria Giulia Marini, Direttore dell’Innovazione Area Sanità e Salute ISTUD. A maggior ragione questo vale per le persone con BPCO che, prima dell’“Era Covid”, venivano incentivate ad una vita attiva fuori casa e a cui ora vien chiesto di proteggersi rimanendo a casa il più possibile e delegando ad altri le commissioni quotidiane. È importante invece arrivare ad un punto di equilibrio tra la protezione di sé all’aria aperta, dove peraltro c’è minor rischio infettivo, e lo stare dentro le mura domestiche. Ma saranno loro, i pazienti e i loro congiunti, che ci racconteranno come hanno vissuto il lockdown e la riapertura, ed i medici che ci diranno come hanno fronteggiato l’emergenza e riorganizzato i loro luoghi di cura. Da questa ricerca cerchiamo tutte le buone pratiche che possano mettere al sicuro le persone con BPCO rendendole comunque serene nella loro vita di tutti i giorni”.

Conclusa l’XI edizione di Osteoday con oltre 100 esperti

Osteoporosi sottovalutata: mancata diagnosi per il 50% dei pazienti che subisce una frattura. Solo il 25% è trattato adeguatamente

In Italia sono 4,5 milioni le persone affette da osteoporosi, per i due terzi donne. La fragilità ossea, caratteristica della patologia, è causa ogni anno di 90mila fratture a carico del femore, che colpiscono gli over 50, mentre oltre il 20% degli ultra 65enni di entrambi i sessi è interessato da fratture vertebrali. Complicanze che si associano a perdita di autonomia e aumento del rischio di ospedalizzazione e mortalità, con altissimi costi sanitari e sociali. Malgrado gli sforzi fatti in materia di prevenzione, l’osteoporosi resta una patologia sottodiagnosticata e sottotrattata. A richiamare l’attenzione sul tema sono stati gli esperti riuniti nell’XI edizione dell’Osteoday, l’evento scientifico annuale dedicato all’osteoporosi e altre patologie ossee, svoltosi a Parma il 5 e 6 aprile, che ha riunito oltre 100 specialisti tra ortopedici, fisiatri, reumatologi, internisti. La due giorni parmense è stata realizzata con il patrocinio dell’Università di Parma e il contributo incondizionato di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi.

“Ad oggi, solo il 50% delle fratture da osteoporosi viene diagnosticato e la percentuale si dimezza se guardiamo ai pazienti che vengono trattati adeguatamente”, spiega Bruno Frediani, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Siena e responsabile scientifico dell’evento. “Quando un paziente arriva al Pronto Soccorso con una frattura del femore, ad esempio, dovrebbe essere sempre eseguita una radiografia della colonna, in quanto, nel 10-15% dei casi, la frattura del femore si accompagna a una frattura vertebrale asintomatica che conferma la presenza di osteoporosi. Inoltre, nel caso dei soggetti a rischio – in un caso su due le fratture vertebrali sono silenti – lo specialista dovrebbe prescrivere almeno una volta all’anno esami diagnostici come la MOC (mineralometria ossea computerizzata) e la radiografia della colonna”. “Alla diagnosi tardiva – aggiunge – si affianca un trattamento spesso inappropriato che in molti casi si basa sull’assunzione della sola Vitamina D, nonostante sia stata dimostrata la sua efficacia soltanto in associazione con farmaci antifratturativi, bifosfonati in prima linea, il cui utilizzo invece risulta in calo a causa di ingiustificati allarmismi”.

Se l’età costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo di osteoporosi, che colpisce in particolar modo le donne sopra i 60 anni e gli uomini oltre i 70, la patologia si presenta spesso come conseguenza secondaria di altre condizioni patologiche e dell’assunzione di farmaci. Ad essere particolarmente a rischio sono anche i pazienti con malattie reumatiche infiammatorie come l’artrite ma anche quelli affetti da osteoartrosi (altro tema al centro del convegno).

Evidenze scientifiche dimostrano che la ridotta massa ossea favorisce la progressione del danno cartilagineo a livello articolare tipico dell’artrosi. A ciò si aggiungono le alterazioni legate all’edema osseo – una condizione molto dolorosa caratterizzata dall’accumulo di cellule infiammatorie all’interno dell’osso – che aggravano ulteriormente la distruzione della cartilagine articolare. Pertanto, il trattamento con farmaci antifratturativi, oltre ad aumentare la massa ossea, è efficace nella cura dell’edema osseo e, di conseguenza, dell’osteoartrosi”, conclude il prof. Frediani.

Il supporto alla formazione della classe medica è da sempre una parte rilevante del nostro impegno e della nostra collaborazione con la comunità scientifica”, commenta Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia, filiale italiana del Gruppo Chiesi. “L’elemento di novità di questa iniziativa, che sosteniamo da oltre dieci anni, è quello di mettere a confronto i diversi professionisti coinvolti nella gestione delle osteopenie, dando loro la possibilità di andare oltre l’aggiornamento scientifico, partecipando a laboratori pratici che, secondo un approccio ‘real life’, affrontano le differenti situazioni che si presentano nella pratica clinica quotidiana”.

Covid-19 e BPCO, riparte la campagna #UnEspertoPerTe

Due appuntamenti live e una campagna social per rispondere ai dubbi dei pazienti e dare consigli utili su come gestire al meglio la BPCO

La seconda ondata del Covid-19 ha fatto riaffiorare dubbi e paure nei pazienti affetti da patologie respiratorie come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), sia per il timore di essere più a rischio di contrarre l’infezione e che questa possa evolvere in un’insufficienza respiratoria grave, sia per l’impatto delle nuove misure restrittive sugli aspetti concreti legati alla gestione quotidiana della malattia, dalle visite, alle terapie, alla possibilità di svolgere attività fisica.

Con l’obiettivo di rassicurare i pazienti, ma anche di fare chiarezza e fornire consigli utili su come gestire la BPCO e altre patologie respiratorie in questa nuova fase dell’epidemia, riparte la campagna #UnEspertoPerte: due nuovi appuntamenti in diretta Facebook con altrettanti professionisti pronti a rispondere alle domande dei pazienti, intervistati dai conduttori televisivi Marco Maisano e Adriana Volpe.

Tutte le informazioni sugli appuntamenti live e sulle modalità di interazione con gli esperti sono disponibili sulla pagina Facebook e sul sito web dell’iniziativa www.unespertoperte.it.

La campagna educazionale è realizzata con l’egida scientifica di SIP (Società Italiana di Pneumologia) e SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica), con il supporto di FederAsma e allergie e dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus, e con il contributo incondizionato di Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, azienda impegnata nella ricerca scientifica, principalmente nell’area delle malattie respiratorie.

“Ho la BPCO, sono più a rischio di contrarre il Covid?” – “Come faccio a distinguere tra i sintomi della BPCO e quelli del Coronavirus?” – “Devo vaccinarmi contro l’influenza?” – Posso svolgere attività motoria in questo periodo? Sono solo alcuni dei quesiti più ricorrenti tra i pazienti affetti da BPCO che in Italia sono quasi 2 milioni, il 3,01% della popolazione.

“Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la BPCO non aumenta il rischio di contrarre l’infezione da Coronavirus. Tuttavia, i pazienti, se ospedalizzati per Covid-19, possono avere una prognosi peggiore a causa della limitata riserva respiratoria. In Italia, ad oggi, nel 17,2% dei soggetti deceduti per Coronavirus si è riscontrata la BPCO quale patologia cronica sottostante, dato da non trascurare, insieme a cardiopatie, ipertensione o diabete – spiega Andrea Bianco, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie all’Università della Campania “Vanvitelli” – Ospedale Monaldi Napoli. È importante che i pazienti con BPCO, soprattutto quelli più fragili, si proteggano con dispositivi di protezione individuale e distanziamento, e si sottopongano alla vaccinazione anti-influenzale e anti-pneumococcica, riducendo così il rischio di riacutizzazioni, in molti casi dovute proprio ai virus”.

“Covid e riacutizzazione di BPCO possono avere talora sintomi simili, tuttavia mentre la febbre è un elemento costante nell’infezione da Coronavirus, non è necessariamente presente nell’esacerbazione di BPCO. Inoltre, quest’ultima è più comunemente caratterizzata da tosse produttiva (con secrezioni), al contrario, il paziente con polmonite interstiziale da Covid-19 manifesta tipicamente una tosse secca” – dichiara Andrea Vianello, Direttore UOC di Fisiopatologia Respiratoria, Azienda Ospedaliera di Padova. Per le persone affette da BPCO, è fondamentale non interrompere la terapia inalatoria in corso, per scongiurare il rischio di un aggravamento della malattia di base. Altro aspetto critico è rappresentato dall’attività fisica, che è stata senza dubbio penalizzata in questi mesi, con conseguenze molto negative sulla qualità di vita dei pazienti. Il peggioramento della performance fisica – che noi esperti chiamiamo decondizionamento – si manifesta con un aumento della dispnea (la sensazione di fiato corto), che a sua volta induce a limitare il movimento, mantenendo un circolo vizioso che non raramente si conclude con un’esacerbazione di malattia e la necessità di ricovero”.

In sintesi, i comportamenti utili per ridurre il rischio di contagio da Coronavirus e a prevenire le complicanze della BPCO sono:

1. Seguire le norme di sicurezza (mascherina e lavaggio delle mani) e di distanziamento;
2. Mantenere la terapia inalatoria in corso;
3. Praticare una regolare attività fisica, anche in casa, avvalendosi del supporto di app e tutorial consigliati dal medico;
4. Sottoporsi alle vaccinazioni antinfluenzale e anti-pneumococcica per proteggersi dalle più comuni infezioni respiratorie


“Chiesi conferma il proprio impegno al fianco delle persone affette da patologie respiratorie, oggi più che mai messe a dura prova dalla pandemia in corso –
commenta Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia -. Con questa iniziativa continua il nostro sostegno alle Società scientifiche e alle Associazioni pazienti nel percorso di ascolto dei bisogni e informazione al paziente, basandoci su solide evidenze scientifiche, per fornire un supporto alla gestione quotidiana della malattia, contribuendo a migliorare la qualità della vita”.

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