Tumore colon-retto, al S.Giovanni di Roma in 30 curati durante lockdown 

Eseguire tutti gli accertamenti relativi a una sospetta diagnosi di tumore del colon retto nel minor tempo possibile, seguiti da un team multidisciplinare di specialisti, e accedere poi con il loro aiuto alla chirurgia o a ogni altro tipo di intervento...

Eseguire tutti gli accertamenti relativi a una sospetta diagnosi di tumore del colon retto nel minor tempo possibile, seguiti da un team multidisciplinare di specialisti, e accedere poi con il loro aiuto alla chirurgia o a ogni altro tipo di intervento sanitario. Un percorso che tecnicamente si chiama ‘diagnostico-terapeutico assistenziale’ e che, pur non essendosi mai fermato del tutto durante l’emergenza Covid-19, riapre le porte all’Azienda ospedaliera S. Giovanni Addolorata di Roma da domani. 

“I numeri dei contagi nel Lazio e il fatto che siamo un’azienda ospedaliera ‘no Covid’ – racconta all’Adnkronos Salute Vito Pende, coordinatore del Pdta del tumore colorettale e dirigente medico dell’U.O.C. di Chirurgia a indirizzo oncologico dell’Aosg, diretta da Emanuele Santoro – ci hanno spinti a ripristinare tutte le attività elettive, compreso l’ambulatorio”, un servizio che ha riscosso successo da quando è stato istituito nell’ottobre 2019: “in 8 mesi, fino a maggio 2020, abbiamo già inserito nel percorso e trattato 116 pazienti. E in questi 2 mesi di lockdown abbiamo preso in carico 30 pazienti, continuando a operarli nonostante le difficoltà del momento”. 

“Il tumore del colon retto – ricorda Pende – è al secondo posto in Italia e in Europa nella popolazione maschile e femminile per incidenza e mortalità. In Italia nel 2019 sono state stimate circa 49.000 nuove diagnosi. I principali fattori di rischio sono l’età maggiore di 50 anni, familiarità in parenti di primo grado, obesità, stile di vita e malattie croniche intestinali. I sintomi principali sono rappresentati da cambiamento delle evacuazioni, presenza di sangue nelle feci e/o anemizzazione, dolori addominali e perdita di peso. Lo screening è possibile con la ricerca del sangue occulto nelle feci ed è destinato a donne e uomini con più di 50 anni. Occorrono solo 10 secondi per eseguire la ricerca e il test va eseguito ogni 2 anni”. 

Ma cosa accade quando arriva un sospetto di diagnosi? “Il Pdta – prosegue il chirurgo – è un modello organizzativo assistenziale riservato ai pazienti affetti da tumore del colon e retto accertato o sospetto, che ha l’obiettivo di favorire la tempestività della fase di completamento diagnostico mediante esami strumentali necessari (Tac torace addome con Mdc, risonanza magnetica, ecografia trans-rettale), la tempestività della valutazione multidisciplinare (chirurgo-oncologo-radioterapista-gastroenterologo-geriatra-radiologo) e della fase terapeutica, mediante il trattamento più appropriato per il singolo caso clinico (chirurgico o chemio-radioterapico)”. 

“Durante l’intero percorso, che comprende una prima fase ambulatoriale e una successiva fase di ricovero ospedaliero – aggiunge il medico – il paziente viene accompagnato passo dopo passo fino alla dimissione post-operatoria e alle cure successive eventualmente necessarie. Possono accedervi tutti i pazienti con tumore colo-rettale diagnosticato mediante retto-colonscopia con biopsia o clinicamente sospetto alla valutazione medica o specialistica. Il medico di base o lo specialista possono prenotare una prima visita chirurgica (numero aziendale 3333729050, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13) e l’infermiere case manager dedicato fissa l’appuntamento per la visita ambulatoriale del paziente entro 7 giorni. Se il paziente è esente – ricorda Pende – non pagherà le prestazioni erogate durante il percorso; altrimenti, al costo di circa 47 euro può effettuare tutte le prestazioni”. 

“Dal 12 marzo, a seguito dell’emergenza Covid-19 – spiega – abbiamo dovuto chiudere temporaneamente l’ambulatorio istituzionale, ciononostante abbiamo continuato a lavorare in smart working attraverso video-conferenze settimanali multidisciplinari, continuando a trattare ciascun caso clinico che poi abbiamo operato”. Ora si riapre, e “naturalmente verranno applicate tutte le misure e sistemi di protezione, come l’intervista telefonica ai pazienti, la misurazione della temperatura corporea prima della visita e l’esecuzione dei tamponi ai pazienti che devono essere ricoverati e operati, entro 24-48 ore prima del ricovero o intervento chirurgico programmato. A tal fine infatti, la nostra azienda ha istituito un sistema ‘drive in’ di esecuzione dei tamponi necessari per il ricovero o per l’utenza esterna”, conclude Pende. 

“L’attivita’ ambulatoriale del San Giovanni Addolorata – commenta il direttore generale Massimo Annicchiarico – non si è mai interrotta completamente, come da indicazioni della Regione Lazio, per i pazienti che avevano necessità di controlli o prosecuzione di terapia in ambito onco-ematologico, così come per i soggetti seguiti in centri specialistici che necessitano di prestazioni ad alta complessità. Questi soggetti hanno potuto fruire della continuità assistenziale e clinica anche nel periodo di maggiori restrizioni, grazie ad alcuni provvedimenti che consentissero di minimizzare il rischio di contagio e la vicinanza fisica: allungamento degli intervalli dei controlli, televisite e teleconsulti, accessi limitati ai soli pazienti senza accompagnatori, contatto continuo con gli strumenti digitali con gli specialisti di riferimento”. 

“Le prestazioni sospese sono state quelle di accesso e programmabili: le prestazioni urgenti e urgenti differibili sono state parimenti sempre erogate. Il San Giovanni si è dotato di un programma straordinario di intervento basato su tre criteri fondamentali: la sicurezza nella gestione degli accessi; la valutazione clinica preliminare alla prestazione; la programmazione delle attività di recupero dimensionando l’offerta disciplina per disciplina”.  

“La realizzazione del programma è stata opera di un gruppo multiprofessionale che ha interagito con pazienti e famiglie in via telefonica, digitale e in presenza, sia con attività di front office che di back office. I risultati sono la migliore sintesi: le prestazioni prenotate e sospese nel mese di marzo, aprile e maggio ammontavano per il San Giovanni a circa 19.000. Il programma di recupero è partito il 1 giugno e ad oggi sono state recuperate circa 10.000 prestazioni, che fanno prevedere il completo recupero entro il mese in corso e la contemporanea possibilità di erogare con tempi certi le prestazioni per chi si reca oggi a prenotazione”, conclude il dg.  

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